1994, i mondiali show americani e il caso Maradona


Dopo Italia ’90 e l’occasione persa dal nostro Paese di fare qualcosa di importante, il calcio diventa show con l’edizione del 1994 negli Stati Uniti. Battendo la concorrenza del Marocco (dieci voti contro sette), gli USA hanno ottenuto l’organizzazione del Mondiale di calcio dopo una votazione contrastata . A dimostrazione di ciò i commenti a caldo alla decisione della Fifa: “E’ come se noi avessimo chiesto di organizzare le World Series di baseball”, disse il tesoriere della federazione brasiliana Moacir Peralta. Mentre la protesta marocchina fu forte: “I Paesi europei si sono schierati in funzione di criteri extrasportivi. Comprendiamo i motivi finanziari, il business: vorremmo che alla base di tutto ci fosse, però, sempre il calcio”.

Ma serviva una spettacolarizzazione per risollevare il calcio Mondiale, fornire una nuova immagine, aprire a nuovi mercati. Tutto per il dio denaro. A scendere in campo lo stesso presidente Reagan, ma si puntò soprattutto sulla qualità degli stadi, la disponibilità finanziaria, le capacità organizzative, i mezzi tecnici e le strutture alberghiere, anche se l’esperienza per questo tipo di sport era molto scarsa. Il soccer doveva fare breccia nel cuore degli americani, ma l’obiettivo, ancora oggi, sembra non essere stato raggiunto.

Fuori a sorpresa tre grandi europee come la Danimarca, fresca campione d’Europa, la Francia e l’Inghilterra. Serviva una stella ad animare lo spettacolo e Diego Armando Maradona. Squalificato per 15 mesi per la cocaina trovata nelle sue urine dopo Napoli-Bari del marzo 1991, nel luglio 1992 torna ma vuole andare via da Napoli. Arriva l’accordo con il Siviglia, ma soprattutto l’argentino si carica a mille per l’appuntamento mondiale, sottoponendosi anche ad una strettissima cura dimagrante. Può essere di nuovo la stella di un tempo? Sul campo non si sa, ma a parole è pungente come sempre. “Questa manifestazione è stata studiata in modo sbagliato. E assurdo che si giochi a mezzogiorno, in un clima che ti taglia le gambe, che ti sottopone a uno sforzo inaccettabile, che può causare anche malori e drammi”, dice Diego il 15 giugno. “Havelange e Blatter sono egoisti, hanno pensato solo agli interessi legati alle tv. Non acccetto che i calciatori siano sfruttati. Per anni gli industriali che governano la Formula 1 hanno finto di ignorare ì pericoli. Hanno baciato alla pubblicità, ai soldi: poi, quando è morto Senna, hanno cominciato a pensare a come modificare i regolamenti”. Maradona, spinto dai risultati sul campo, potrebbe essere il capopopolo dei giocatori, il leader di una protesta dura in caso di malori sul prato verde.

E sul campo il Pibe de Oro torna ad incantare, trascinando l’Argentina al successo con la Grecia (celebre l’urlo “spiritato” davanti alle telecamere dopo un gol dei suoi) e contro la Nigeria, ma ecco il fattaccio. Sottoposto a controllo dopo il match, viene incastrato per i dimagranti (Nastisol e Desidex) somministratigli la notte prima dal preparatore personale Daniel Rosario Cerrini. “Mi sento forte e ben preparato, è stato il lavoro a trasformarmi cosi, non una sostanza proibita e d’altronde non ho certo bisogno di stimolanti per aumentare il mio rendimento. Avevo giurato a mia moglie e alle mie bambine che non mi sarei più drogato e ora giuro sulle mie figlie di non aver preso nulla di quanto mi è stato addebitato. Nel calcio purtroppo c’è anche gente che fa schifo: non si tratta un uomo come mercanzia”. Peccato che poi debba ammettere tutto dopo le controanalisi: “Ho sbagliato, è stata una leggerezza. Ma in questo Paese dove prendono tutte le droghe hanno incastrato me per una sostanza che non ti dà la forza nemmeno per fare un passo. Mi hanno usato quando serviva un personaggio da portare ai Mondiali. Poi hanno riempito gli stadi e io non servivo più. Anzi. Magari si aspettavano un Maradona grasso per far ridere la gente, invece hanno cominciato ad avere paura quando hanno visto come giocavo e come giocava l’Argentina. Saremmo arrivati in finale col Brasile e avremmo vinto noi”. E a dire la verità proprio di una congiura fu: visto che sapeva di essere nel mirino, non avrebbe mai commesso certe leggerezze. Ma a spingerlo c’era chi lo tranquillizzava e questa leggerezza gli costò caro.

Alla fine lo show made in Usa riuscì a fare meno di lui, anche se a fatica, Baggio lo oscurò per un pò, poi la finale vinta dal Brasile fece passare tutto nel dimenticatoio, mentre per Maradona cominciavano gli anni più bui della sua vita.

https://www.youtube.com/watch?v=sbYYYkwoMsw

Roma, 26 maggio


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