5 maggio 1948, nasce l’emblema della Repubblica Italiana


Era il 5 maggio 1948, quando il Governo De Gasperi pose il problema di sostituire l’obsoleto stemma monarchico del Regno d’Italia con un nuovo emblema della Repubblica Italiana. Fu dunque istituita una commissione presidiata da Ivanoe Bonomi, con l’incarico di creare il giusto emblema per neonata Repubblica. Fu lanciato un concorso nazionale, a tema libero, ma con due regole fondamentali: bando per tutti i simboli di partito, e utilizzo della classica Stella d’Italia, “ispirazione dal senso della terra e dei comuni”.

Parteciparono 341 candidati, ma solo i primi cinque potevano essere selezionati per una fase finale, premiata con 10.000 lire. Per la fase successiva fu ordinato un tema preciso da rispettare: Una cinta turrita che abbia forma di corona racchiusa da una ghirlanda di frasche, in basso la rappresentazione del mare, in alto la Stella d’Italia, e l’inserimento delle parole “Unità” e “Libertà”. L’unico vincitore fu Paolo Paschetto, premiato con 50.000 lire, il suo disegno fu inviato al Governo per l’approvazione, che però lo bocciò definendolo una “tinozza”.

Fu dunque indetto un secondo concorso, con il tema di favorire l’idea del lavoro. Anche questa volta vinse Paolo Paschetto, ma il suo disegno iniziale fu abbastanza rivisitato dalla Commissione. Il risultato finale fu: fu una stella bianca a cinque punte simmetriche centrata su una ruota dentata, simbolo del lavoro e del progresso, circondata da un ramo di ulivo, che rappresenta la volontà di pace di una nazione, e un ramo di quercia, simbolo di dignità e forza del popolo italiano. Secondo la definizione araldica, non si può definire stemma perché il simbolo è privo di scudo. Per questo il termine più corretto per definirlo è: emblema della Repubblica Italiana.

Roma, 5 maggio

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