Aldo Moro: il ritrovamento in Via Caetani il 9 maggio ‘78


È il 16 marzo 1978 quando Aldo Moro viene rapito dalle Brigate Rosse, che portano al culmine la loro strategia del terrore sequestrando il Presidente della Democrazia Cristiana. Sono le 9.02 quando, nel quartiere Trionfale di Roma, circa 19 brigatisti rapiscono Aldo Moro e uccidono cinque componenti della scorta: il Maresciallo Oreste Leonardi, l’appuntato Domenico Ricci, il Brigadiere Francesco Zizzi e i due agenti Raffaele Jozzini e Giuliano Rivera.

Le ricerche partono il giorno stesso del sequestro e si estendono in tutta Italia, ma partono con il piede sbagliato. Sergio Flamigni, della Commissione Moro, afferma: “Le indagini di quei 55 giorni furono contrassegnate da una serie di errori, omissioni e negligenze. Basti citarne una: la segnalazione giunta all’Ucigos al Viminale, una telefonata che comunicava i nomi dei quattro brigatisti, le auto che usavano. Bene, questa segnalazione fu trasmessa dall’Ucigos alla Digos che era il corpo operativo per agire in quel momento con oltre un mese di ritardo. Quando la Digos ebbe modo di avere questa segnalazione immediatamente individuò uno dei brigatisti che tra l’altro era tenuto a presentarsi al Commissariato di Pubblica Sicurezza perché era in libertà vigilata. Immediatamente seguendo questa brigatista si giunge a individuare la tipografia di Via Pio Foà dove le Brigate Rosse stampavano i comunicati dei 55 giorni. Se questa comunicazione fosse stata trasmessa un mese prima, forse si poteva con ogni probabilità individuare la traccia che portava alla prigione di Moro”.

Sono 55 i giorni di prigionia di Aldo Moro, nel covo delle Brigate Rosse di Via Montalcini e lui fa emergere tutta la sua sofferenza, causata dal non trovare conforto nel mondo politico, troppo lontano dalla cosiddetta “prigione del popolo”, nelle lettere scritte in quel periodo. Durante il sequestro le Brigate Rosse rilasciano dei comunicati. Nel primo si legge: “Questa mattina abbiamo sequestrato il Presidente della Democrazia Cristiana ed eliminato le sue guardie del corpo, teste di cuoio di Cossiga”.

Nel comunicato del 15 aprile viene annunciata la sentenza di condanna a morte di Aldo Moro e nel comunicato successivo i brigatisti affermano che “il rilascio del prigioniero Aldo Moro  può essere preso in considerazione solo in relazione alla liberazione dei prigionieri comunisti”.

I partiti reagiscono in modo differente alla presa di posizione delle B.R.: c’è chi sostiene la linea di fermezza, come la DC, il PCI, il PLI e chi invece sostiene la necessità di trattare con i brigatisti come i socialisti di Craxi, i radicali di Pannella, uomini di cultura come Sciascia e la sinistra non comunista. Per la liberazione di Aldo moro si mobilitano anche l’ONU, Amnesty International, organizzazioni umanitarie mondiali, Papa Paolo VI e alcuni esponenti politici.

Mentre il mondo politico dibatte sull’atteggiamento da portare avanti, le B.R. annunciano,attraverso l’ultimo comunicato, di aver concluso la “battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato”.

È il 9 maggio e il brigatista Valerio Morucci annuncia la morte di Aldo Moro. Il corpo viene fatto ritrovare a Roma, nel bagagliaio di una Renault rossa a Via Caetani, vicino alle sedi del PCI e della DC.

Aldo Moro

Con l’omicidio di Aldo Moro ha inizio una forte crisi istituzionale: Cossiga si dimetta da Ministro dell’Interno, a giugno si dimette anche il Presidente della Repubblica Leone.

https://www.youtube.com/watch?v=Z5gccYAzFUY
https://www.youtube.com/watch?v=MgJQ9cvQlZw

Roma, 9 maggio


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