Antonio Custra: l’agente ucciso da un proiettile il 14 maggio 1977


Il poliziotto Antonio Custra fu ucciso da un proiettile durante la manifestazione del 14 maggio 1977 a Roma mentre si trovava nel bel mezzo della folla.
Erano giorni delicati, quelli: appena due giorni prima c’era stata già una giovane vittima: Giorgiana Masi. Quel 14 maggio era stata indetta una manifestazione per protestare contro quell’assassinio.
Tra la folla c’erano militanti di estrema sinistra, appartenenti a gruppi terroristici.
Erano le cinque del pomeriggio, quando il corteo di manifestanti fu intercettato dagli agenti della celere presso via De Amicis. La manifestazione degenerò in una battaglia che sembrava annunciata, in cui gli estremisti erano organizzati con pistole in tasca e bombe Molotov.
Durante gli scontri l’agente Custra fu colpito da un proiettile sparato da un terrorista, trafiggendogli il casco uccidendolo.
Dopo dieci anni fu condannato a trentanni di carcere Mario Ferrandi, militante all’organizzazione terroristica Prima Linea, di stampo comunista, seconda per numero di attentati e omicidi solo alle Brigate Rosse.
Il processo fu aiutato da alcune foto scattate dai fotografi durante le manifestazioni, in cui furono incriminati anche Walter Gracchi, condannato a 14 anni di carcere, e Giuseppe Memeo.
Gracchi dopo 4 anni di carcere è fuggito in Francia, dove ancora vive in latitanza.
Memeo fu condannato a 30 di carcere, per duplice omicidio e per sette rapine. Apparteneva al gruppo PAC, Proletari Armati per il Comunismo. Enrico Pasini Gatti, pentito ed ex collaboratore del gruppo PAC, definì Memeo “un pazzo sanguinario”.
L’agente Antonio Custra non lasciò soltanto la Polizia Italia, ma anche una moglie incinta, che dopo pochi mesi diede alla luce una figlia che non ha mai conosciuto suo padre.

Roma, 14 maggio


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