Assedio di Livorno: saccheggi e fucilazioni l’11 maggio 1849


Era l’11 maggio 1849 quando ci fu l’assedio di Livorno da parte dell’esercito austriaco. In uno scenario di disordine, quando Livorno faceva parte del Granducato di Toscana, gli austriaci bussarono alle porte della città per restaurare il granduca Leopoldo II, ma che i livornesi rifiutarono.

Fu così che iniziarono le barricate guidate da Andrea Sgarallino, Enrico Bartelloni, il colonnello francese De Serre e il maggiore lucchese Ghilardi. L’esercito austriaco, condotto da Costantino d’Aspre, si presentò con un organico superiore dieci volte rispetto ai resistenti livornesi. Costantino d’Aspre, prima dell’assedio, offrì la resa ai livornesi, ma i bersaglieri di Bartelloni chiusero le porte e fecero fuoco sugli austriaci. Dopo una giornata terminata a scambiarsi colpi d’artiglieria, l’11 mattina gli austriaci concentrarono tutta la loro potenza contro la cinta di Porta San Marco, riuscendo ad aprirsi una breccia penetrando nella città, tra loro anche Bettino Ricasoli, che contro i livornesi uso esclusivamente parole di disprezzo.

Dopo qualche ora di estrema resistenza, gli austriaci saccheggiarono la città, ci furono esecuzioni senza processo. Il sacco si fermò quando Livorno pagò 400.000 fiorini. Triste sorte anche per Bartelloni, che invece di fuggire insultò una guardia, e così fu fucilato.

Secondo lo storico Piombanti i morti sarebbero almeno novanta. I resti di alcuni fucilati furono portati al cimitero comunale di Lupi, dove Lorenzo Gori ha scolpito un monumento commemorativo. Nel 1889 altre lapidi in memoria dei combattenti furono esposte all’esterno di Porta San Marco.

Roma, 11 maggio


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