Brasile, l’ombra del dramma del ’50


64 anni dopo è ancora Brasile. Un Mondiale 2014 che vuol dire tanto per il popolo del calcio carioca, che non vede l’ora di trionfare in casa e portare a casa la sesta coppa della sua storia. Lo dice anche il messaggio sul suo pullman personale che accompagnerà la squadra negli stadi, senza alcuna scaramanzia. Un particolare questo però che riporta alla mente proprio l’edizione del 1950 e che in molti brasiliani, anche se non lo ammetteranno mai, non vogliono neanche ricordare. Già, perché anche in quella edizione la nazionale verdeoro partiva favorita e non nascondeva questo pronostico. Ma la Storia fu beffarda con i padroni di casa, che subirono l’epilogo più amaro che potevano immaginare.

Le condizioni di vita nel Paese, allora come oggi, erano caratterizzate da ricchezza sfrontata soprattutto nella parte più vicina all’Oceano ma dalla povertà più dura soprattutto nelle zone interne e nelle città maggiori, con le “favelas” esempio più lampante della ingiusta disparità sociale. Gli impianti sportivi abbondavano, ma la municipalità di Rio volle celebrare adeguatamente il Mondiale erigendo il più grande stadio del mondo, il Maracanà, con una capienza che poteva arrivare anche ad oltre 200mila persone. Una squadra forte quella brasiliana per l’edizione iridata del 1950, composta da interessanti giocatori del vivaio ma con importanti giocatori d’esperienza. Con Augusto, Bauer, Bigode, Danilo, Zizinho e Jair, la Selecao poteva certamente ambire al titolo. Ma questa supponenza, si sa, può costare cara.

(Immagini del Mondiale)

L’esordio fu col botto, con la vittoria sul Messico per 4-0 con doppietta di Ademir ad aprire e chiudere le danze, in mezzo le reti di Jair e Baltazar. La conferma che i verdeoro potevano essere i protagonisti assoluti. Ma il calcio sa essere cattivo con chi mostra tale presunzione. Il primo campanello d’allarme arrivò nel secondo incontro, quello con la Svizzera. Lasciati in panchina diversi titolari, il Brasile sembrò troppo superficiale e convinto nei propri mezzi. In vantaggio per due volte, subì la rimonta degli elvetici e le polemiche infuriarono. A risolvere tutto il 2-0 alla Jugoslavia, che poteva contare su fior di campioni come Cajkowski, Mitic, Bobek e Vukas. Nel secondo girone invece il botto lo fece l’Inghilterra, ma di quelli fragorosi. Per la nazionale britannica era la prima partecipazione e, dopo i risultati molto convincenti in Europa, aveva accettato l’invito e credeva di poter recitare la parte del protagonista. E invece vittoria solo all’esordio con il Cile per 2-0, poi due sconfitte per 1-0 contro Usa e Spagna e mesto ritorno in patria. Stessa sorte per l’Italia, ancora scossa dalla tragedia di Superga che inevitabilmente aveva privato la Nazionale dei migliori elementi che, forse, avrebbero potuto portare molto lontano gli azzurri nella competizione. Fatale il ko iniziale per 3-2 contro l’armata svedese di Liedholm e compagni, che la estromise, nonostante la vittoria sul Paraguay per 2-0, dai giochi. Solo un incontro invece per l’Uruguay, che spazzò letteralmente la Bolivia con un 8-0 roboante, che fu realmente il secondo campanello d’allarme per i padroni di casa. Nel girone finale per il Brasile fu una cavalcata decisa e inesorabile: battute per 7-1 e 6-1 due corazzate come Svezia e Spagna, mentre per la Celeste un 2-2 difficile con le Furie Rosse e un 3-2 in rimonta contro i nordici. Tutto si decise nella il 16 luglio, in una finale storica tra le due formazioni sudamericane.

(L’Italia al Mondiale del ’50)

 

Il Brasile a 4 punti, l’Uruguay a 3: bastava un pareggio per i padroni di casa, ma la voglia di strafare, di vincere comunque (visti anche i 4 gol a partita in media) era troppo forte. E, unita alla presunzione, costò carissimo. Per quella giornata, era stata preparata la più grande manifestazione popolare si potesse ricordare: orchestre, gruppi di samba, ballerini, poi la festa di 200mila persone, che accolsero le squadre sul terreno di gioco con coriandoli, stelle filanti, fuochi d’artificio, petardi. Le cronache parlano anche di undici vetture di grossa cilindrata, stracolme di fiori e di belle ragazze erano, in attesa vicino agli spogliatoi, per accogliere ognuna un eroe della grande conquista. Solo mille i tifosi uruguaiani, pochi ma buoni, gli unici che in una immensità poi avrebbero pianto sì, ma di gioia. Il Brasile dominò il primo tempo, giocato sempre all’attacco, ma furono gli ospiti ad andare per due volte vicini alla rete con Schiaffino e Moran, oltre al palo di Miguez. Era l’ennesimo segnale che qualcosa stava per accadere. La rete di Friaca ad inizio ripresa, dopo una splendida manovra Zizinho-Jair, scatenò la torcida brasiliana, ma il carattere della Celeste, guidata da Varela, uscì prepotente. Gli ampi spazi concessi dai brasiliani furono una manna dal cielo, e la vendetta era presto compiuta: al 66′ Schiaffino girava in rete un assist di Ghiggia e ancora al 79′ Perez diede il via a Ghiggia, che vinto il breve duello con Bigode, da posizione angolata lascia partire un tiro che si insaccava sul primo palo. A nulla valeva l’assalto all’arma bianca nel finale dei brasiliani. Scene di disperazione sugli spalti e nelle case di tutto il Brasile. Un vero lutto per un intero Paese, cercato però con un atteggiamento troppo superficiale. E nel 2014 è vietato concedere il bis. Ma la lezione sarà servita?

(La finale)

Roma, 14 maggio


1 COMMENTO

  1. […] Luiz Inacio Lula da Silva torna a volgere lo sguardo verso l’incubo di tutti i brasiliani, come raccontato da noi in Destinazione Mondiale: una finale come nel 1950, quando i carioca persero  contro l’Uruguay per 2-1, per quella […]

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