Einaudi, Presidente della Repubblica, presta giuramento il 12-5-48


Luigi Einaudi viene eletto Presidente della Repubblica Italiana l’11 maggio 1948 al quarto scrutinio, con 518 voti su 872. Inizialmente De Gasperi, Presidente del Consiglio, appoggia la candidatura di Carlo Sforza, che però non riesce ad ottenere i voti di tutti i parlamentari democristiani. Dopo i primi due scrutini i democristiani capiscono le difficoltà incontrate da Sforza e decidono di candidare Einaudi, appoggiato anche dai comunisti.

Il pensiero politico di Einaudi è liberalista e federalista europeo.  È infatti convinto che il liberalismo debba svilupparsi in tutti gli aspetti della vita politica, sociale ed economica di un uomo e questo pensiero lo porta spesso in disaccordo con Nitti.

È 12 maggio 1948 quando Einaudi arriva a Montecitorio per prestare giuramento. Di seguito il discorso:

“Signori Senatori, Signori Deputati! Il giuramento che ho testé pronunciato, obbligandomi e dedicare gli anni, che la Costituzione assegna al mio ufficio, all’esclusivo servizio della nostra comune Patria, ha una significazione la quale va al di là della scarna solenne sua forma […] Il suffragio universale pareva ed ancor pare a molti incompatibile con la libertà e con la democrazia. La Costituzione che l’Italia si è ora data è una sfida a questa visione pessimistica dell’avvenire. Essa afferma due principi solenni: conservare della struttura sociale presente tutto ciò e soltanto ciò che è garanzia della libertà della persona umana contro l’onnipotenza dello Stato e la prepotenza privata; e garantire a tutti, qualunque siano i casi fortuiti della nascita, la maggiore uguaglianza possibile nei punti di partenza […]                                   Signori Senatori, Signori Deputati, volto lo sguardo verso l’alto, intraprendiamo umilmente il duro cammino lungo il quale la nostra tanto bella e tanto adorata patria è destinata a toccare mete ognor più gloriose di grandezza morale, di libera vita civile, di giustizia sociale e quindi di prosperità materiale. Ancora una volta si elevi in quest’Aula il grido di Viva l’Italia!”

Nel 1955, alla fine del mandato, diventa senatore a vita.

Roma, 12 maggio


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