Giovanni Falcone, morto nella strage di Capaci il 23 maggio 1992


Giovanni Falcone è stato un magistrato che ha dedicato la vita alla lotta contro la mafia, a tal punto da essere il bersaglio di un attentato a Capaci, che portò alla sua morte e a quella della moglie e della sua scorta. Da molti viene considerato il più alto esempio italiano di uomo delle istituzioni. I suoi metodi lavorativi, da subito, sono risultati innovativi, in più stato tra i primi a parlare di Cosa Nostra come “organizzazione parallela allo Stato”.

Dopo essersi laureato in Giurisprudenza all’Università di Palermo, Giovanni Falcone fu, per dodici anni, sostituto procuratore nel Tribunale di Trapani, ma poi, con la chiamata di Rocco Chinnici, iniziò a indagare sui contatti tra la criminalità siciliana e quella americana.

Nel 1982 entrò nel pool antimafia e lì, insieme a vari colleghi, tra cui l’amico Paolo Borsellino, diede vita a un nuovo modo di portare avanti le indagini, gestendo in modo efficace i pentiti, come ad esempio Tommaso Buscetta, che svelò la struttura della cupola siciliana, contribuendo al successo del primo maxiprocesso alla mafia.

Non mancarono le delusioni nella sua carriera, a partire dallo scioglimento del pool, fino ad arrivare alle invidie di altri colleghi. Nel 1989 il primo attentato, nella sua villa all’Addura. Successivamente arrivò nomina di Procuratore aggiunto di Palermo dal CSM, ma nel frattempo tanti iniziarono ad accusarlo affermando che “Giovanni Falcone ha brama di potere”.

Il giorno prima della morte, il 22 maggio 1992, gli fu assegnato l’incarico di “Superprocuratore”, ma il 23 maggio perse la vita nella strage di Capaci, insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre agenti della scorta. A causare la sua morte fu l’attentato messo in atto da Cosa Nostra, che già aveva tentato di ucciderlo in passato.

Quel 23 maggio, come ogni fine settimana, Falcone tornava da Roma e, dopo essere atterrato all’aeroporto di Punta Raisi, si mise alla guida della Fiat Croma bianca con accanto sua moglie. E nessuno immaginava che qualcuno stesse seguendo ogni suo movimento nel frattempo. Proprio una volta arrivati nei pressi dello svincolo di Capaci, Giovanni Brusca azionò il telecomando che provocò l’esplosione e uccise sul colpo i tre agenti della scorta.

Falcone, invece, trovandosi nell’auto dietro a quella degli agenti, fece in tempo a frenare, mal’auto andò a schiantarsi contro il muro di cemento innalzatosi proprio a causa dell’esplosione e i due coniugi, che non indossavano la cintura di sicurezza, andarono a sbattere contro il parabrezza della Fiat.

Appena arrivati i soccorsi, Falcone e la Morvillo furono scortati in ospedale insieme agli agenti e i civili rimasti coinvolti. Inutili i tentativi di rianimazione. Per Falcone non ci fu via di scampo a causa del trauma cranico e delle lesioni interne. Poco dopo stessa sorte per la Morvillo. Dopo il funerale la salma del magistrato fu trasferita nel Cimitero di Sant’Orsola, Palermo.

Una vita dedicata a lottare contro la mafia, ma anche contro chi avrebbe dovuto combattere al suo fianco. Giovanni Falcone è stato un personaggio discusso e molto criticato, che oggi viene considerato un eroe a livello a nazionale.

Roma 23, maggio


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