Guerra d’Etiopia: quando Mussolini proclamò l’Impero il 9 maggio 1936


Il 9 maggio 1936, a seguito della Guerra d’Etiopia, Mussolini, affacciandosi dal balcone di Palazzo Venezia, annunciò al mondo: “Il popolo italiano, ha creato col proprio sangue l’impero!”. Nelle strade è l’apoteosi, il Duce d’Italia sarà glorificato come il fondatore del secondo impero, invece al Re, Vittorio Emanuele III, sarà consegnato il titolo di Imperatore.

La Guerra all’Etiopia fu dichiarata dopo il 2 ottobre 1935, quando Mussolini disse: “Con l’Etiopia abbiamo pazientato quarantenni, ora basta!”. Infatti già Francesco Crispi a suo tempo provò a conquistare l’Etiopia, con effetti disastrosi. L’obiettivo di Mussolini era la conquista di un posto al sole, una colonia che avrebbe creato nuovi posti di lavoro e arginato definitivamente la piaga dell’emigrazione di massa. Il nazionalista Enrico Corradini commentò: “Ancora un volta, l’Italia, grande proletaria, si sarebbe mossa per conquistare uno spazio vitale”.

Con questi motivi l’adesione alla Guerra d’Etiopia fu unanime, anche dall’opposizione fioccarono consensi, come per esempio l’appoggio di Vittorio Emanuele Orlando. Tanti furono i volontari che salparono per l’Etiopia. Mussolini inviò il doppio dei soldati proposti dai suoi generali, dichiarando: “voglio peccare per eccesso, non per difetto”, mai uno spiegamento così ampio di forze si era mosso per una guerra coloniale. In campo internazionale, inizialmente la Campagna non generò opposizioni, anzi, fu vista dall’opinione pubblica come un opera di civilizzazione, questo era legato al fatto che, l’Etiopia non aveva ancora abolito la schiavitù, non rispettando la convenzione del 1926 che ne imponeva l’abolizione.

La Società delle Nazioni invertì subito rotta, pilotata dalla Gran Bretagna che sentiva minacciarsi il Mar Mediterraneo. Così si stabilì che se l’Italia non avesse ritirato le sue truppe, andava incontro a delle sanzioni internazionali, come il blocco delle importazioni. L’Italia non si tirò indietro e annunciò l’autarchia, in campo internazionale fu dichiarato Paese aggressore dell’Etiopia. Il popolo italiano era con Mussolini, il regime fascista cavalcava ancora gli anni del consenso, e per reperire fondi per la Guerra chiese agli italiani di donare le loro fedi d’oro. Il 18 dicembre del ’35, alla parola d’ordine “oro alla patria”, accorsero fiumi di gente. Anche Benedetto Croce contribuì donando la medaglia da senatore, mentre Pirandello quella ricevuta come Premio Nobel.

Le truppe italiane accelerarono la conquista Abissina aiutandosi con gas asfissianti, questo fu un ulteriore passo verso l’esclusione dalla Società delle Nazioni. L’armamentario di armi chimiche fu completato dalle pallottole Dum-dum forniti agli etiopi dagli inglesi. Le responsabilità dell’uso delle armi chimiche non è mai stata ben chiarita, in cima alla lista c’era per esempio il generale Badoglio, che non fu mai condannato.

Il 9 maggio Mussolini annunciò la presa dell’Etiopia, e proclamò dunque l’Impero, che era secondo per estensione territoriale soltanto a Francia e Inghilterra. L’Italia investì molto in Etiopia, raccogliendo praticamente nulla. Negli anni che seguirono fu abolita la schiavitù, ma era assolutamente proibiti rapporti tra italiani e indigeni. In tempi record furono costruite numerose opere pubbliche e migliorie al territorio, per esempio: bonifiche, strade asfaltate, reti ferroviarie, scuole, fabbriche, ospedali, ecc. Il nuovo Impero italiano non durò molto, soccomberà nella sciagurata Seconda Guerra Mondiale, quando l’esercito britannico superò ogni resistenza italiana, liberando l’Abissinia. Tramite i britannici ritornò sul trono Hailè Selassiè, che tuttavia riconobbe le opere di ammodernamento operate nel suo vecchio Paese.

Roma, 9 maggio.


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  1. […] Orientale, contro l’offensiva britannica. Amedeo fu nominato viceré di Etiopia a seguito della conquista italiana nel 1936. Durante la seconda guerra mondiale gli inglesi travolgevano ogni fronte, così Amedeo si […]

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