L’ omosessualità non è una malattia mentale: 17 maggio ‘90


È il 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione mondiale della sanità cancella l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Precedentemente l’American Psychiatric Association (Apa) confermò l’assenza di prove che giustificassero la classificazione dell’ omosessualità come patologia psichiatrica, eliminandola dal suo elenco di malattie mentali, il Diagnostic and Statical Manual of Mental Disorders (Dsm).

La decisione fu presa grazie alle ricerche della psicologa Evelyn Hooker, che nel suo studio “L’adattamento psicologico del maschi omosessuale dichiarato”, somministrò dei test a gruppi di eterosessuali e omosessuali, chiedendo, successivamente, a esperti di capire chi fosse eterosessuale e chi omosessuale senza conoscerli. Dall’esperimento venne dimostrato che gli omosessuali non sono psicologicamente meno adattati rispetto agli altri, quindi l’omosessualità non doveva essere considerata una deviazione mentale.

Ma la comunità scientifica non si fece convincere facilmente e vari psichiatri dell’Apa contestarono la proposta della Hooker, sostenendo che l’omosessualità poteva essere curata. I contrasti portarono a una decisione: indire un referendum tra i membri dell’Apa, tenutosi sempre il 17 maggio (ma del 1973), per decidere cosa fare. La votazione portò alla rimozione dall’elenco.

Nel 1977 il Québec proibì, a livello giuridico, la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e con il passare degli anni la questione divenne sempre più oggetto di dibattito. Infine, nel 1990, l’Organizzazione mondiale della sanità decise che l’ omosessualità non sarebbe più stata considerata una malattia mentale.

Roma, 17 maggio


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