La Legge Basaglia fa chiudere i manicomi il 13 maggio 1978


Con la Legge Basaglia si intende la legge italiana n° 180 del 13 maggio 1978, la prima e unica che ha imposto la chiusura dei manicomi e ha regolamentato il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici.

“ Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c’è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione”, questa la dichiarazione di Basaglia durante l’intervista con Maurizio Costanzo.

Il disturbo mentale ha sempre fatto paura e per questo ha fatto sì che chi ne soffrisse venisse emarginato, isolato.

Prima della Legge Basaglia, i manicomi erano visti come luoghi di contenimento sociale, dove l’intervento terapeutico si scontrava con le limitazioni di un’impostazione clinica che si apriva poco ai contributi della psichiatria sociale. All’interno degli istituti venivano applicati pesanti terapie farmacologiche e invasive o la terapia elettroconvulsionante.

L’obiettivo della Legge 180 era proprio ridurre queste terapie farmacologiche e invasive a favore dell’instaurazione di rapporti umani con il personale e con la società.

I punti essenziali della Legge Basaglia sono:

  1. Abolizione degli ospedali psichiatrici, divieto di costruirne di nuovi, pubblici o privati, divieto di ricoverare pazienti in quelli ancora esistenti.
  2. Istituzione dei Dipartimenti di Salute Mentale per attuare interventi preventivi, curativi e riabilitativi sul territorio.
  3. Definizione di una precisa procedura per attuare i ricoveri psichiatrici: tutti i ricoveri sono volontari ad eccezione di quelli che richiedono un Accertamento Sanitario Obbligatorio (ASO) e un Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Nonostante varie critiche e proposte di revisione, la Legge Basaglia è ancora la legge quadro che regola l’assistenza psichiatrica in Italia.

“Cos’è la follia? La follia è una condizione umana. In noi la follia è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla”.

Roma, 13 maggio


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