Martinica: quattro sopravvissuti all’eruzione dell’8 maggio 1902


Era l’8 maggio 1902, quando la città di Saint-Pierre, in Martinica, fu distrutta dall’eruzione del Monte Pelèe, causando almeno 30.000 morti. Qualche settimana prima, si registrarono delle piccole scosse di terremoto, che allarmarono l’isola. Ma il Governo in quei giorni era interessato alle elezioni che dovevano tenersi per il 10 Maggio, quindi rassicurò la popolazione che non c’era nessun allarme, scongiurando un’eventuale evacuazione dell’isola.

Un giornale locale scriveva così: “Il Monte Pelée non rappresenta pericolo per gli abitanti di Saint-Pierre, non più di quanto lo sia il Vesuvio per i napoletani”. Il 5 maggio i segnali di pericolo aumentavano: una valanga incandescente travolse uno zuccherificio lungo la spiaggia causando i primi trenta morti, mentre un mini-tsunami allagò alcune zone basse di Saint-Pierre. Per rafforzare la linea di “nessun allarme”, il Governatore si recò con la moglie a Saint-Pierre.

La mattina dell’8 maggio il vulcano esplose in tutta la sua potenza, distrusse la città lasciando in piedi qualche muro, i 30.000 abitanti circa che la popolavano morirono tutti carbonizzati. Ci furono soltanto quattro sopravvissuti: un prigioniero di colore di nome Auguste Ciparis, che si salvò perché incarcerato in una cella sotterranea, un calzolaio di nome Leòn Compère-Leandre, che si salvò correndo verso la vicina Fonds-Saint Denis, e poi si salvarono una bambinaia e la sua bambina, passeggere di una nave attraccata alla baia. Auguste Ciprias lavorò successivamente per il circo Barnum, diventando noto come “Il prigioniero di Saint-Pierre”. Giovanni Pascoli gli dedicò l’ode: Il negro di Saint Pierre.

Oggi l’isola è abitata da 6.000 abitanti, ed è ancora possibile vedere alcune rovine della città distrutta. C’è anche un museo che ha raccolto materiale sul monte Pelèe e sulla storica eruzione.

Roma, 8 maggio


LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here