Mondiale 1982, il trionfo azzurro tinto di “nero”


Un Mondiale da sogno, iniziato in maniera difficile ma conclusosi in maniera trionfale quello dell’Italia nel 1982. In Spagna si era sull’orlo di una crisi di nervi, il gruppo di Bearzot pronto ad esplodere dopo una qualificazione difficile, poi l’esplosione di Rossi, le vittorie a ripetizione e la finale con la Germania che fece urlare di gioia il presidente Pertini davanti ai regnanti spagnoli e il ritorno trionfale in Italia. Una storia che racconteremo meglio più avanti, quando dal 1° giungo, a 12 giorni dal calcio d’inizio del campionato del mondo brasiliano, si parlerà solo “azzurro”. Qui però racconteremo forse l’unico neo di una spedizione che ai più sembra proprio da film americano, con il sogno, le difficoltà in corso d’opera, ma alla fine il trionfo pieno e inequivocabile.

Ci riferiamo alla presunta combine tra Italia e Camerun nel girone azzurro. Del fatto ne parlarono anche Oliviero Beha (allora a Repubblica) e Roberto Chiodi (Epoca), precisamente nel 1984.  23 giugno 1982, a Vigo le due squadre arrivarono all’ultima giornata a pari punti, due a testa, il Camerun dopo due 0-0 e l’Italia dopo lo 0-0 con la Polonia nella partita d’esordio e l’1-1 con il Perù. Visto il gol segnato in più, alla squadra di Bearzot per passare il turno sarebbe bastato un pareggio al Balaidos, anche se per evitare il girone con il Brasile si doveva dare vita ad una goleada. Ma l’Italia, dilaniata dalle polemiche, giocò con il freno a mano tirato. Poi alla mezzora del secondo tempo il gol di Ciccio Graziani su cross di Paolo Rossi arriva come un fulmine a ciel sereno. Subito dopo il pareggio del Camerun, con centrocampo e difesa azzurri che fecero una serie di errori, consentendo il gol di Gregoire M’Bida. Poi la strana melina degli africani, con l’Italia senza più forze ma caparbia nel reggere il colpo.

Un comportamento africano inspiegabile, visto che stavano per uscire dal Mondiale, ma spiegabile forse con la voglia di uscire di scena senza macchie. Ma secondo Beha e Chiodi non fu così. I due infatti parlarono con il vicecapo dei servizi segreti del Camerun, visto che dopo quella partita il governo aveva ordinato un’inchiesta su quel comportamento. E dagli interrogatori era emerso quello di Roger Milla, eroe poi di Italia ’90, che confessò, insieme ad altri compagni, che il pareggio era combinato grazie ad un italiano amico di Milla, un certo Orlando Moscatelli, di professione cuoco ,a sua volta mediatore tra un misterioso uomo, pronto ad offrire 400mila dollari per piegare le resistenze africane. Secondo Moscatelli però l’affare non andò in porto. Ma quella partita finì nel mirino anche per alcuni contatti tra il presidente Figc Sordillo e il camorrista Michele Zaza, esperto di scommesse clandestine, che riguardarono anche quella partita. Un rapporto mai confermato, ma che fece sorgere molti dubbi. Che rimangono tuttora.

La partita incriminata

 

Roma, 23 maggio


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