New York Times: ammissione di errore giornalistico il 26 maggio 2004


Il New York Times,il 26 maggio 2004, ha pubblicato un articolo riconoscendo i propri errori giornalistici, la propria parzialità, come l’aver preso per certe fonti senza alcun tipo di riscontro, relative alle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, che hanno portato Bush a promuovere la guerra in Iraq nel 2003.

È il 2 febbraio del 2003 quando Colin Powell, Segretario di Stato americano, presenta al Consiglio di Sicurezza dell’ONU delle foto satellitari riguardanti installazioni mobili di armi biologiche e conversazioni tra alcuni esponenti iracheni che vogliono dimostrare che Saddam Hussein possiede armi di distruzioni di massa. Il Segretario di Stato ha detto: “Saddam ha scorte per armare almeno 16.000 testate con agenti chimici o biologici. Saddam infatti ha almeno da 100 a 500 tonnellate di armi chimiche. L’Iraq ha già testato le armi chimiche sulle persone. Ha utilizzato dei condannati a morte come cavie. Sono almeno 7 e non più di 18 i laboratori chimici mobili di Saddam. L’Iraq non ha giustificato neanche un cucchiaio dell’antrace che ha prodotto”.

Anche se le prove appaiono da subito molto deboli e gli indizi poco affidabili, l’amministrazione statunitense resta decisa a invadere e anche giornali come il New York Times si dimostrano a favore della guerra (fino ad allora sempre ostili). A un anno di distanza però arriva l’autocritica per quanto scritto nei propri articoli.

Roma, 26 maggio


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