Peppino Impastato, morto il 9 maggio ‘78: cento passi contro la mafia


 Il destino di Peppino Impastato era segnato. Nato a Cinisi in una famiglia di mafia, zio boss e padre amico del numero uno di Cosa Nostra, Tano Badalamenti, decide di opporsi a quella vita diventando un “ribelle”, un militante della sinistra, dopo aver assistito all’assassinio dello zio, fatto saltare in aria con la sua “Giulietta”. Cento passi separano la casa degli Impastato da quella di Tano Badalamenti, il mandante dell’omicidio.

“Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente”. Sin da ragazzo tenta di scardinare il sistema mafioso locale e lo fa pubblicamente, attraverso iniziative politiche e sociali a sostegno della legalità. A causa di questo suo attivismo si scontra spesso con il padre, fino al suo allontanamento da casa.

“La mafia uccide, il silenzio pure”. Da subito capisce che la voce è un’arma potente da usare contro la mafia, che da sempre si nutre di omertà e sguardi bassi e per questo decide di far rumore in mezzo a tanto silenzio:  nel 1965 fonda un giornale di denuncia, “L’idea socialista”, che, ritenuto scomodo da personaggi influenti, viene sequestrato dopo poco tempo. In quegli anni partecipa anche alle varie manifestazioni di protesta insieme a disoccupati e contadini espropriati dei propri terreni.

Nel 1976 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali come cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc…

Nel 1977 fonda “Radio Aut”, emittente radiofonica libera che ogni venerdì trasmette “Onda Pazza a Mafiopoli”, usata per denunciare,con sarcasmo e satira, i boss locali, uno su tutti Gaetano Badalamenti, chiamato ironicamente “Tano seduto”, e i traffici di droga gestiti dalla mafia grazie al controllo esercitato sull’aeroporto di Palermo.

Peppino Impastato è morto la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978 a 30 anni, 5 giorni prima della sua elezione a consigliere comunale di Cinisi nella lista Democrazia Proletaria (pochi giorni dopo la morte viene simbolicamente eletto con 264 voti di preferenza). Come di consueto esce dalla sede di Radio Aut e si avvia per andare all’appuntamento con i suoi amici. Lungo la strada viene fermato da due o tre uomini che lo conducono, con la forza, vicino al casale Venuti, luogo in cui viene massacrato e torturato. Successivamente viene posto tra i binari con una carica di tritolo sotto le spalle.

Peppino

Il giorno stesso, quello in cui l’Italia è sotto choc a causa del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, quei pochi giornali che hanno riportato la notizia del caso Impastato,  hanno parlato di un brigatista che durante un tentativo di sabotaggio per mezzo di tritolo della linea ferroviaria era cascato male rimanendo ucciso. Si parla di incidente grazie al quale è stato sventurato un attacco brigatista. C’è addirittura chi appoggia la tesi del suicidio. Nessuno parla di omicidio. Tutto tace. Ma gli amici tappezzano Cinisi di manifesti e associano la morte di Peppino alla mafia, anche grazie al ritrovamento di alcune pietre sporche di sangue nel casolare Venuti, luogo della prima uccisione.

Gaetano Badalamenti subisce due procedimenti giudiziari con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Peppino Impastato, ma entrambi vengono archiviati. Solo nel 2002 la Corte di giustizia condanna Gaetano Badalamenti all’ergastolo per l’omicidio di Peppino Impastato, simbolo della lotta alla mafia.


Roma, 9 maggio


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