Piazza della Loggia: la strage del 28 maggio 1974


Piazza della Loggia: l’orologio segna le 10:12 e mentre a Brescia c’è un raduno antifascista, una bomba viene fatta esplodere provocando la morte di otto persone, cinque insegnanti (tra cui tre donne), due operai e un pensionato, e il ferimento di altre 102. Si attua così la strategia della tensione, che tra gli anni Settanta e Ottanta prova a mettere in crisi le istituzioni nazionali.

Secondo le indagini, i responsabili dell’attentato sono riconducibili  a militanti dell’Ordine Nuovo, movimento politico costituito da militanti neofascisti. Nel corso dei vari procedimenti giudiziari relativi alla strage si è costantemente fatta largo l’ipotesi del coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato nella vicenda, questo a causa di varie circostanze alquanto strane: dall’ordine, proveniente da ambienti istituzionali rimasti finora oscuri, impartito meno di due ore dopo la strage affinché una squadra di pompieri ripulisse con le autopompe il luogo dell’esplosione, spazzando via indizi, reperti e tracce di esplosivo prima che alcun magistrato o perito potesse effettuare alcun sopralluogo o rilievo, fino alla misteriosa scomparsa dell’insieme di reperti prelevati in ospedale dai corpi dei feriti e dei cadaveri, anch’essi di fondamentale importanza ai fini dell’indagine.

Roma, 28 maggio


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