La strage di Peteano il 31 maggio 1972


La strage di Peteano è un attentato avvenuto il 31 maggio 1972 a Peteano, in cui sono morti tre componenti dell’Arma dei Carabinieri: Antonio Ferraro, brigadiere di 31 anni, Donato Poveromo e Franco Dongiovani, carabinieri di 33 e 23 anni. Il tenente Angelo Tagliari e il brigadiere Giuseppe Zazzaro sono rimasti gravemente feriti.

Prima dell’attentato di Peteano ce ne sono stati altri, basti pensare al periodo storico, segnato dai attentati terroristici di matrice sia rossa che nera, che avevano portato a un clima di tensione, poi ricordato come gli anni in cui è stata attuata la strategia della tensione.

È la notte del 31 maggio 1972 quando, alle 22:35, dal centralinista Domenica La Malfa viene registrata una chiamata anonima al centralino del pronto intervento dei Carabinieri di Gorizia: “ Senta, vorrei dirle che xè una machina che la gà due busi sul parabreza. La xè una cinquecento bianca, visin la ferovia, sula strada per Savogna”.

Tre gazzelle dei Carabinieri si recano sul posto e trovano una Fiat 500 bianca con due buchi sul parabrezza, come comunicato nella chiamata dell’informatore. La prima pattuglia ad arrivare è quella con l’appuntato Mango e il carabiniere Dongiovanni, raggiunti poi dal tenente Tagliari, dal brigadiere Ferraro e dal carabiniere Poveromo. Ferrero, Dongiovanni e Poveromo provano ad aprire il cofano dell’auto targata GO 45902, ma l’azione provoca l’esplosione che li uccide.

Le indagini sono state ricche di depistaggi e coperture, basti dire che “per dodici anni i veri colpevoli vennero ignorati, focalizzandosi invece su una varietà di indiziati che nulla avevano a che fare con il crimine”. All’inizio si è seguita una fantomatica “pista rossa”, palesemente inconsistente: le indagini sono state indirizzate su un nucleo di Lotta Continua.

Le responsabilità reali emergono soltanto nel 1984, dodici anni dopo, quando l’ideatore, nonché responsabile materiale della strage confessa. È Vincenzo Vinciguerra, militante di Ordine Nuovo che ha vissuto in latitanza dal 1974, stabilendosi prima in Spagna e poi in Argentina. Vinciguerra si costituisce nel 1979, motivando il suo gesto dicendo che la vita da latitante lo avrebbe costretto a compromettere la sua dignità di militante rivoluzionario. Al momento della confessione Vinciguerra si trova in carcere per un’accusa connessa ad un episodio avvenuto nell’ottobre del 1972 all’aeroporto di Ronchi dei Legionari, dove un altro militante ordinovista di nome Ivano Boccaccio, ex paracadutista, tenta di dirottare un aereo per ottenere un riscatto allo scopo di finanziare il gruppo. Boccaccio si trova circondato e apre il fuoco sulla Polizia, che rispondendo lo uccide.

La confessione di Vinciguerra è spontanea e rivelatrice: non rinnega le sue azioni, anzi rivendica con orgoglio la propria qualità di “soldato politico”, ma chiarisce di voler confessare per “fare chiarezza”, avendo compreso che tutte le precedenti azioni della destra radicale, incluse le stragi, in realtà sono state manovrate da quello stesso regime che lui stesso dice di attaccare. “Mi assumo la responsabilità piena, completa e totale dell’ideazione, dell’organizzazione e del’esecuzione materiale dell’attentato di Peteano, che si inquadra in una logica di rottura con la strategia che veniva allora seguita da forze che ritenevo rivoluzionarie, cosiddette di destra, e che invece seguivano una strategia dettata da centri di potere nazionali e internazionali collocati ai vertici dello stato […] Il fine politico che attraverso le stragi si è tentato di raggiungere è molto chiaro: attraverso gravi provocazioni innescare una risposta popolare di rabbia da utilizzare poi per una successiva repressione. In ultima analisi il fine massimo era quello di giungere alla promulgazione di leggi eccezionali o alla dichiarazione dello stato di emergenza. In tal modo si sarebbe realizzata quell’operazione di rafforzamento del potere che di volta in volta sentiva vacillare il proprio dominio. Il tutto, ovviamente inserito in un contesto internazionale nel quadro dell’inserimento italiano nel sistema delle alleanze occidentali”.

Roma, 31 maggio


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