Thomas Blood: il folle furto dei Gioielli della Corona il 9 maggio 1671


9 maggio 1671, quando i Gioielli della Corona rischiarono di essere rubati dal colonnello Thomas Blood, che travestito da ecclesiastico s’introdusse all’interno della Torre di Londra, ma verrà catturato perché è troppo ubriaco per correre con il bottino. “Il piano era perfetto e, se non fosse stato per una serie di incidenti del tutto imprevisti, sarei diventato immediatamente uno degli uomini più facoltosi del mio paese. Quella mattina mi recai con altri tre amici alla tristemente famosa Torre di Londra. Talbot Edwards, custode dei gioielli della Corona e babbeo della più bell’acqua, venne ad aprirmi chiedendomi con indolenza che cosa mai desiderassi a quell’ora”.

Inizia così il racconto di Thomas Blood, che poi picchierà il custode con l’aiuto dei suoi compagni, mettendo le mani sui Gioielli della Corona. Non erano ladri professionisti, infatti, avrebbero dovuto portare via il malloppo nascondendo sotto gli abiti. Così la faccenda iniziò a complicarsi, mentre il globo reale era nascosto nelle braghe del complice Bart e Thomas aveva schiacciato la corona per mettersela davanti al petto, rimaneva fuori lo scettro, più lungo del previsto.

Girovagando nelle stanze della Torre, trovarono una sega, e decisero di tagliarlo in due. Fu durante quelle vicissitudini che il figlio del custode li scoprì, e urlando lanciò l’allarme, al quale accorsero le guardie.
Il tentativo di fuggire per Blood e compagni fu breve. Portati in carcere, Thomas riuscì a salvarsi dalla pena di morte. “Mi rifiutai di rispondere a qualsiasi domanda se non in presenza del Re. Tale fu il baccano che feci che pensarono alfine di accontentarmi”. All’arrivo di Re Carlo II, Blood spiegò che lui era stato un valoroso soldato di Olivier Cromwell, che a fine guerra lo premiò con dei terreni e lo elesse giudice di pace, ma poi ci fu il ritorno di Carlo II, e Thomas fu privato di ogni avere.

“Il mio tentativo di furto era stato perciò soltanto una richiesta di risarcimento e magari avrei anche restituito la refurtiva se tutto fosse andato per il meglio. Infine, il semplice stratagemma adoperato per entrare nella Torre aveva rivelato il comportamento a dir poco stolto del custode del tesoro reale”, si giustificò così Blood. Il Re rimase divertito da queste parole, e decise di perdonare il colonnello irlandese, reintegrando le sue proprietà e quelle dei suoi amici.

Questa storia punì il povero custode Edwuards, che fu arrestato come favoreggiatore di ladri. Dal 9 maggio 1671, grazie al tentativo di furto di Thomas Blood, i sistemi di sicurezza per proteggere i Gioielli della Corona, sono stati ampiamente migliorati. “A ripensarci ora, la mia piccola vita mi appare davvero ben poca cosa seppure magnificata da un capolavoro di astuzia a fronte di un’abissale dabbenaggine. Davvero deve essere così grande l’affanno per una misera e fuggevole ricompensa?”, Thomas Blood.

Roma, 9 maggio


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