Anna Frank, simbolo di promesse e speranze perdute, inizia il diario il 12 giugno 1942


Anna Frank, nome completo Anneliese Marie Frank, è nata a Francoforte il 12 giugno 1929, da una famiglia agiata, che ha perso parte del patrimonio a causa dell’inflazione durante la Prima Guerra Mondiale. A causa delle leggi razziali di Hitler, la famiglia Frank si è trasferita ad Amsterdam, dove il padre di Anna, Otto Frank, ha trovato un lavoro come dirigente in un’azienda.

Nel 1940 la situazione ha iniziato a precipitare: i nazisti hanno invaso l’Olanda e hanno costretto gli ebrei a cucire la stella giudaica sui vestiti, oltre a privarli di mezzi e beni propri. Ma nonostante le restrizione Anna Frank e la sorella hanno continuato a condurre una vita sociale normale, iniziando anche a frequentare i Liceo ebraico.  Otto, previdente, nel frattempo ha iniziato a cercare un rifugio dato che molte famiglie ebree spedite nei campi di lavoro non hanno più fatto ritorno.

Nel luglio del 1942 l’arrivo di una lettera per Margot, sorella maggiore di Anna, ha gettato la famiglia Frank nel panico: una convocazione con l’ordine di presentarsi per un lavoro ad “Est”. L’intera, senza perdere tempo, si è trasferita nel rifugio trovato da Otto, un appartamento sopra gli uffici della ditta, con ingresso nascosto da un armadio girevole. Alla famiglia si sono aggiunti altri rifugiati, che dal 5 luglio hanno vissuto senza mai uscire da quell’alloggio segreto. Una documentazione molto importante del periodo è data dal diario di Anna Frank, regalatole proprio il giorno del suo compleanno. Di seguito la prima pagina:

                                                                                                             Venerdì, 12 giugno 1942

Spero di poterti confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande aiuto.

Domenica, 14 giugno 1942

Venerdì 12 giugno ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno! Ma alle sei non mi era consentito d’alzarmi, e così dovetti frenare la mia curiosità fino alle sei e tre quarti. Allora non potei più tenermi e andai in camera da pranzo, dove Moortje, il gatto, mi diede il benvenuto strusciandomi addosso la testolina.

Subito dopo le sette andai da papà e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve fosti tu, forse uno dei più belli fra i miei doni. Poi un mazzo di rose, una piantina, due rami di peonie: ecco i figli di Flora che stavano sulla mia tavola quella mattina; altri ancora ne giunsero durante il giorno. Da papà e mamma ebbi una quantità di cose, e anche i nostri numerosi conoscenti mi hanno veramente viziata. Fra l’altro ricevetti un gioco di società, molte ghiottonerie, cioccolata, un puzzle, una spilla, la Camera obscura, le Saghe e leggende olandesi di Joseph Cohen, le Vacanze in montagna di Daisy, un libro straordinario, e un po’ di denaro, così che mi potrò comprare i Miti di Grecia e di Roma. Che bellezza!

La piccola Anna Frank ha inaugurato così il diario, raccontando l’emozione del risveglio nel giorno del suo tredicesimo compleanno e l’attesa di scartare i regali, tra cui questo diario dalla copertina a quadretti rossi, lo stesso visto in una libreria a pochi passi da casa sua. Da quel momento è diventato il suo compagno inseparabile, attraverso il quale si è rivolta a un’amica immaginaria, chiamandola Kitty.

Il diario ha catalizzato completamente l’attenzione di Anna, che fino all’agosto del 1944 ha riempito quelle pagine bianche raccontando le vicende della sua famiglia, i ricordi dei compagni di scuola, il primo amore e tutte le paure e speranze vissute in due anni di segregazione. Anna Frank ha anche confessato le sue aspirazioni di scrittrice: “Sarò mai capace di scrivere qualcosa di importante, lo spero proprio, perchè scrivendo posso confidare alla carta tutti i miei pensieri, i miei ideali, i miei sogni”. Questa frase è oggi leggibile sul muro della scuola frequentata da Anna.

Martedì, 6 giugno 1944

“This is D-day” disse alle 12 la radio inglese…
The invasion has begun!…
Secondo i notiziari tedeschi, paracadutisti inglesi sono atterrati in Francia. Mezzi da sbarco inglesi combattono con i marinai tedeschi, dice la BBC.
L’alloggio segreto è in subbuglio! Si avvicina dunque davvero la liberazione lungamente attesa, la liberazione di cui si è tanto parlato, ma che è troppo bella, troppo leggendaria per diventar mai realtà? Quest’anno, 1944, ci darà la vittoria? Non lo sappiamo ancora, ma la speranza ci fa rivivere, ci ridona coraggio e forza. Ci vorrà coraggio infatti per resistere alle continue angosce, alle privazioni, alle sofferenze; ora ciò che più importa è rimanere calmi e tenaci. Ora più che mai occorre ficcare le unghie nella carne per non gridare. La Francia, la Russia, l’Italia e anche la Germania possono gridare per la loro miseria; noi non ne abbiamo ancora il diritto.
O Kitty, la cosa più bella dell’invasione è che io ho la sensazione che stiano arrivando degli amici. Questi orrendi tedeschi ci hanno così lungamente oppressi, tenendoci il coltello alla gola, che il pensiero degli amici e della salvezza ci riempie nuovamente l’animo di fiducia.
Non si tratta più solamente degli ebrei, ma dell’Olanda e di tutta l’Europa occupata. Forse, dice Margot, a settembre o a ottobre potrò tornare a scuola.

Sabato 15 luglio 1944

“La gioventù in, in fondo è più solitaria della vecchiaia.” Questa massima che, ho letto in qualche libro mi è rimasta in mente e l’ho trovata vera; è vero che qui gli adulti trovano maggiori difficoltà che i giovani? No, non è affatto vero. Gli anziani hanno un’opinione su tutto, e nella vita nono esitano più prima di agire. A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio. Chi ancora afferma che qui nell’alloggio segreto gli adulti hanno una vita più difficile, non si rende certamente conto della gravità e del numero di problemi che ci assillano, problemi per i quali forse noi siamo troppo giovani, ma ci incalzano di continuo sino a che, dopo lungo tempo, noi crediamo di aver trovato una soluzione; ma è una soluzione che non sembra capace di resistere ai fatti, che la annullano. Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili.

 Nell’agosto del 1944 la sua famiglia è stata arrestata e portata prima ad Auschwitz e poi a Bergen Belsen.  Suo padre, unico sopravvissuto, ha pubblicato il diario, che in poco tempo è diventato uno dei documenti più struggenti dell’Olocausto.  Anna e la sorella, trasferite a Bergen Belsen, si sono ammalate di tifo; una delle donne sopravvissute ha raccontato di aver visto Anna in pieno inverno colta dalle allucinazioni causate dalla febbre e di averla sentita mormorare desolata: “Non ho più la mamma né il papà, non ho più niente”. Margot è morta per prima, Anna ha resistito altri due giorni. Tre settimane più tardi le truppe Alleate hanno liberato il campo di prigionia.

Alcuni negazionisti dell’Olocausto hanno messo in dubbio l’autenticità del diario. Con la morte di Otto Frank nel 1980, il diario originale, lettere incluse, è stato ereditato dall’Istituto Olandese per la Documentazione di Guerra, che ha commissionato una perizia forense del diario attraverso il Ministero della Giustizia Olandese nel 1986. Confrontando la calligrafia con altri esempi dell’epoca e analizzando la carta, la colla e l’inchiostro, l’istituto ha affermato che i materiali erano disponibili all’epoca e che quindi il diario è autentico, allegando tale ricerca a quella che oggi è nota come “Edizione Critica” del diario. Il 23 marzo 1990, la Corte Regionale di Amburgo ha reiterato la sua autenticità.

Roma, 12 giugno

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