Atac, passivo da 65 milioni. Stipendi a rischio

Futuro incerto per l’Atac con un passivo da 65 milioni di euro. Una cifra aumentata in pochissimi mesi, lo scorso marzo il passivo sfiorava i 40 milioni. Una somma che lascia senza parole e che mette a rischio anche gli stipendi di luglio dei 12mila dipendenti.  Intanto molte corse ogni giorno saltano e i riflessi sul servizio, a pieno regime solo dopo l’estate, potrebbero diventare pesanti.

L’argomento è stato affrontato ieri alla riunione del consiglio di amministrazione dell’azienda di trasporto pubblico capitolina, che mercoledì prossimo incontrerà l’azionista unico, il Comune di Roma, in vista dell’approvazione del bilancio che nel 2013 segna un rosso di 219 milioni di euro, che fa salire la perdita pregressa cumulata a 1,6 miliardi. Un rimedio potrebbe venire da una sistemazione del contenzioso tra Regione Lazio e Comune attraverso un diverso equilibrio finanziario tra Cotral e Atac.

Inoltre, i fornitori – tra i consiglieri si è discusso anche di ciò – faticano a fare nuovo credito. Ci sono urgenze di ricambi per la metro, centinaia di bus fermi nei depositi in attesa di pezzi che non arrivano, perché le ditte non sono più disposte a rischiare e perché a qualcuno potrebbe interessare, in caso di fallimento, entrare nel passivo, acquistando un diritto sul patrimonio.

Resta in ballo il tema dell’eventuale ricapitalizzazione della società Tpl, visto che negli ultimi dieci anni, per colpa di forniture ardite, appalti truccati, furti e una gestione alquanto discutibile, in molti hanno contribuito a prosciugare le casse dell’azienda, garantendo così l’erosione di circa un terzo del capitale. Con una condizione simile l’unica soluzione dettata dal codice civile è la ricapitalizzazione o il fallimento attraverso il quale Atac potrebbe essere smembrata e ceduto il suo ricco patrimonio immobiliare.

A premere sulle cifre è il Campidoglio. In un dossier l’assessore Guido Improta fa i conti in tasca alla Regione, dicendo che i soldi dati a Cotral sono troppi se paragonati a quelli girati ad Atac. La ripartizione del Fondo nazionale trasporto prevista per Atac nel 2014 (140 milioni) infatti non basterà. In verità, secondo i sindacati ed altri esperti il problema reale riguarda i costi standard garantiti dal Fondo nazionale trasporti, che per questioni legate alla cattiva gestione del passato è per esempio di 3 euro al chilometro a Roma e 7 euro a Milano. Uno squilibrio che il governo dovrà rivedere, per la sopravvivenza di Atac.

Roma, 20 giugno


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