Baby squillo, la protesta dei parenti: “Li trattano come assassini”

Bisognerà attendere almeno tre settimane per ottenere la sentenza sul filone principale (quello che ha comportato 8 arresti) per il caso delle baby squillo dei Parioli. Ma le richieste di condanna sono pesanti (40 anni in tutto, 16 per lo sfruttatore), tanto che dopo l’udienza tenutasi a porte chiuse nell’aula Occorsio (alla presenza del gup Costantino De Robbio) le facce degli imputati erano scurissime. Per non parlare delle reazioni dei parenti delle persone coinvolte. Uno dei legali ha spiegato ai familiari quanto accaduto. “Non è giusto, condanne simili non le danno nemmeno agli assassini”, avrebbe affermato uno dei parenti.

Il processo è durato molte ore, in cui i legali hanno spiegato che “i nostri assistiti sono stati tratti in inganno dalle due minorenni” attraverso “i tatuaggi, il trucco e, soprattutto, la loro struttura fisica che le faceva sembrare più grandi”.  Vigorosa la requisitoria da parte dei pm Maria Monteleone e Cristiana Macchiusi. Nel loro discorso, gli accusatori hanno mirato a scardinare la tesi difensiva secondo cui gli imputati erano all’oscuro dell’età delle giovani. Per farlo avrebbero presentato “prove incontrovertibili”. Nella tarda mattinata di ieri l’accusa ha formulato le richieste di condanna per gli imputati. Nell’aula sarebbe calato il gelo e la madre imputata avrebbe abbandonato la scena senza farvi ritorno.

Alle 18 circa, concluse tutte le arringhe, il giudice ha deciso di rinviare l’udienza al prossimo 1° luglio per eventuali repliche e la lettura della sentenza.

Roma, 10 giugno


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