Lamagara, monologo teatrale al Roma Finge Festival


E pronto a sbarcare nella Capitale Lamagara, il monologo teatrale prodotto dall’Associazione “Confine Incerto”, selezionato dalla commissione per partecipare ad una delle più importanti vetrine italiane del teatro off, collegata allo storico Edimburgh International Festival che si svolge fin dal 1947, il Roma Fringe Festival, in programma fino al 13 luglio.

72 compagnie provenienti da tutt’Italia e dall’estero si confronteranno in un mese di programmazione su tre palchi allestiti a Villa Mercede, una sorta di grande “parco a tema” ecosostenibile, con la possibilità di tre repliche. 30 giorni di teatro con musica, incontri, workshop, presentazioni. Nell’edizione del 2013 si sono registrate 35.000 presenze. Un grande villaggio con stand culturali e di artigianato italiano ed etnico, prodotti tipici, in cui famiglie, studenti, giovani e adulti, nel fresco della passeggiata estiva, in un contesto di festa della cultura e dell’artigianato passano da uno spettacolo all’altro, per scoprire nuove proposte artistiche e nuove iniziative nel cuore verde della capitale. In palio per il vincitore la possibilità di portare il proprio lavoro al Fringe Festival di New York, mentre al secondo classificato la partecipazione al Fringe Festival di San Francisco.

La rappresentazione, nata da un’idea di Emanuela Bianchi, scritta da Emilio Suraci ed Emanuela Bianchi e adattata e interpretata da Emanuela Bianchi, è ambientata in Calabria nel 1769. Cecilia Faragò è l’ultima fattucchiera processata per stregoneria nel Regno di Napoli, processi che grazie a lei e alla sua battaglia non saranno più celebrati in tutto il sud. Una microstoria che si affaccia dal passato e richiede un ascolto, uno spiraglio di redenzione che risale dai secoli. Una voce di quel mondo di storie disperse che formano la memoria negata del genere femminile. Profetessa dell’uguaglianza e donna irregolare di un Mediterraneo arcaico, viscerale, erotico, fatto di magismo, superstizione e divinazione, forze in “dote” al femmineo. Terra, ruscelli, erbe magiche, natura aspra. Notti di luna e profumi arcani di un sud dell’anima e del corpo. Si mettono in scena i luoghi eterni della generazione e dell’eros, della diffusività maternale di vita, morte e reificazione in corpore femina.

Non un semplice monologo, ma un’interazione di voci. Un linguaggio denso e terrestre come humus, impastato di un materiale verbale pieno e screziato. Il corpo è utilizzato come strumento della narrazione che coinvolge lo spettatore in una esperienza sensoriale potente, poetica e parossistica.

Roma, 14 giugno

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