Mondiale 2006, l’Italia e gli eroi di Berlino


Dopo la ignobile vicenda dei Mondiali 2002, con l’eliminazione contro la Corea, l’Italia subisce un’altra delusione agli Europei di Svezia due anni dopo, dove esce al primo turno dopo la presunta combine tra i padroni di casa e la Danimarca. Nonostante tutto, Trapattoni è costretto a lasciare la panchina della nazionale azzurra, sulla quale arriva Marcello Lippi, trionfatore con la Juventus ma reduce da un’avvenutura non proprio esaltante con l’Inter. Il tecnico viareggino però, nonostante un primo ko in amichevole con l’Islanda, riesce a ricompattare il gruppo e con 7 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta contro la Slovenia, riesce a prendere il pass per il Mondiale del 2006 in Germania superando, oltre ai “vicini”, Norvegia, Scozia, Bielorussia e Moldavia.

Tutto sembra andare bene, ma nel maggio 2006 ad inquinare l’atmosfera è il Calcioscommesse, che vede coinvolta anche la Juventus. E’ un terremoto di grandi proporzioni, che crea scompiglio nell’ambiente azzurro. Istituzioni che tremano e anche lo stesso Lippi viene toccato dal caso, visto che il figlio-procuratore è implicato nello scandalo. L’immagine dell’Italia è macchiata, le critiche piovono ogni giorno e il gruppo sembra scarico. Ma l’atmosfera mondiale e la voglia di rivincita sembra prevalere su tutto. All’esordio con il Ghana ci pensano Pirlo e Iaquinta ad esaltarci, poi l’1-1 con gli Stati Uniti, dove emerge il nervosismo di un giovane De Rossi. Con la Repubblica Ceca però il riscatto: 2-0 firmato Materazzi-Inzaghi e qualificazione agli ottavi in tasca. Il gioco si vede a sprazzi, ma a convincere soprattutto è la compattezza del gruppo. Contro l’Australia di Hiddink, che era il ct della Corea del Sud 4 anni prima, è una lotta. Gli azzurri ci provano, poi nella ripresa il rosso ingiusto a Materazzi mette apprensione. Ma quando tutto sembra portare ai supplementari, ecco l’ingresso di Totti, che serve Grosso in area e viene atterrato. Il rigore è giusto e il capitano della Roma in pieno recupero realizza il gol qualificazione. L’urna è benevola con gli azzurri, che ai quarti pescano l’Ucraina di Shevchenko, che non fa più paura. Nonostante qualche apprensione, il dominio degli azzurri è netto fin dall’inizio. Zambrotta già dopo 6′ realizza la prima rete, poi nella ripresa chiude i conti la doppietta di Toni, che ci ragala la semifinale contro i padroni di casa della Germania. A Dortmund lo stadio fa paura, ma Buffon e compagni non si scompongono. Nella prima parte giocano meglio gli azzurri, che vanno vicini al gol con Perrotta e Toni, mentre l’unica occasione per la squadra di Klinsmann è con Schneider. Seconda parte più di marca tedesca, con Klose e Podolski pericolosi ma il punteggio rimane fermo sullo 0-0. Pimpanti i supplementari, con il palo di Gilardino e la traversa di Zambrotta, ma tutto si decide negli ultimi minuti del secondo supplementare: prima è Grosso con un tiro a giro su assist di Pirlo a portarci avanti, poi, due minuti dopo il ko in contropiede con Del Piero. Germania in ginocchio e Italia in finale a Berlino. Di fronte la Francia di Zidane, pronta a fare di nuovo lo sgambetto, come nel mondiale del ’98 e nella finale dell’Europeo del 2000. Il rigore di Zizou sembra portare proprio verso questa direzione, poi è Materazzi a risolvere la questione, rammaricandosi poi anche per una traversa di Toni che poteva valere il raddoppio. Nella ripresa affiora la stanchezza e l’Italia soffre ma regge. Nel supplementare occasione per Zidane ma è Buffon strepitoso a dire di no: per il numero 10 francese è l’ultimo sussurro, visto che nella ripresa risponde alle provocazioni di Materazzi e on una testata finisce il Mondiale e la sua carriera. Rigori ancora una volta decisivi, ma è Trezeguet stavolta a sbagliare e Grosso a regalarci la Coppa, 24 anni dopo.

La cavalcata azzurra al Mondiale

https://www.youtube.com/watch?v=wsYizRFYo98

I tre minuti con la Germania

Roma, 10 giugno

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