Mondiale, quarti. Olanda batte Costarica ai rigori, decide super-Krul


L’Olanda soffre sino ai calci di rigore contro una commovente Costarica, e ora potrà giocare mercoledì a San Paolo la semifinale contro l’Argentina, inevitabilmente col pensiero al match del ’78, dove forse non solo il calcio determinò il risultato finale.

Onore ai vinti, però. Si arrende solo alla lotteria dei rigori il Costarica: rivelazione assoluta del torneo, squadra irriducibile, gruppo granitico, che ha gettato il cuore oltre i limiti tecnici. Virtualmente Pinto e i suoi sono a loro volta campioni del mondo, e hanno scritto la storia. Escono battuti solo nell’atto più ingiusto del calcio, dopo che i tempi regolari ne hanno determinato l’imbattibilità. Frutto soprattutto di un’ostinata e organizzatissima difesa, e anche di una buona dose di fortuna, che com’è noto aiuta gli audaci.

Van Gaal in questi mondiali verrà ricordato per i jolly che ha pescato dalla panchina. Col Messico fa entrare Huntelaar a speranze quasi esaurite e l’ex oggetto misterioso dell’attacco del Milan gli ribalta la gara a tempo scaduto. Stavolta il tecnico olandese si supera e fa una cosa mai vista prima d’ora a questi livelli: sfrutta l’ultimo cambio per inserire il portiere di riserva Tim Krul, 26 anni, estremo difensore del Newcastle; sembra una follia, ma ha ragione il tecnico olandese, spesso antipatico magari ma certamente un grande stratega.  Krul para due rigori su cinque: il secondo, calciato da Ruiz, e l’ultimo, calciato da Umana. Gli oranje sono perfetti: finisce così 4 a 3, con i gol dagli 11 metri di Van Persie, Robben, Sneijder e Kuyt; per il Costarica realizzano Borges, Gonzalez e Bolanos. Ma non basta.

Van Gaal dice che l’Olanda si è allenata ad affrontare il Costarica con il Messico facendo intendere che il gioco dell’uno equivale a quello dell’altro. Ma il Messico ha più pericolosità offensiva e forse meno attenzione perimetrale difensiva. Il Costarica invece ha costruito la sua fortuna su alcuni postulati. Un portiere che dà sicurezza, una difesa a cinque che è duttile, nel senso che si ci aiuta vicendevolmente. Ne scaturisce un primo tempo molto molto tattico, e tattico leggetelo come un sinonimo di noioso. L’Olanda gira palla da un lato all’altro con tre centrali dai piedi che sembrano vasi da fiori e si accende solo in precise situazioni tattiche. Quando cioè la palla ce l’ha uno dei tre in grado di accendere la luce. Robben, Sneijder e Kuyt con quest’ultimo più continuo e illuminato del Pelato (che fa notizia per i tuffi carpiati rovesciati accompagnati dai “buuu” convinti del popolo dei Ticos). Van Persie riceve almeno due palle buone, sia pure decentrate, ma Navas è un artificiere meraviglioso e disinnesca qualsiasi ordigno. Il capolavoro lo fa su una punizione generosamente concessa sull’ennesima plateale caduta di Robben all’altezza del limite dell’area, con tiro di Sneijder destinato all’angolino alto. I Ticos Davanti praticamente non esistono, sebbene Gamboa confermi tutto il bene che si dice di lui e confezioni almeno due accelerazioni con cross bassi in area non seguiti da Ruiz e Campbell. Solo una mischia organizzata, davanti a Cillessen che non deve neanche intervenire, nei primi 45 minuti.

Il secondo tempo non cambia di una virgola la situazione, e se l’equilibrio si sbilancia in favore degli arancioni, questo accade solo perché i Ticos perdono col passare dei minuti lucidità. Non c’è possibilità offensiva, c’è un colpo di testa di Diaz su palla inattiva, ma è alta ed è proprio pochino. Col passare dei minuti, quindi, sorretti da Robben, un po’ imprendibile e un po’ tuffatore, l’Olanda accentua la pressione che diventa assedio negli ultimi 15′. Quando Sneijder va vicino al bersaglio groppo con una punizione che sembra kryptonite per il Superman Navas. Impossibile prenderlo, l’audace però ha fortuna e il palo lo assiste. E lo assiste proprio in pieno recupero anche Tejeda – e un’altra traversa – su tiro ravvicinato di Van Persie sul pallone messo al centro da Kuyt, da sinistra. Non si segna. E si va all’overtime.

I Ticos sono alla frutta, ma trovano risorse incredibili, l’Olanda attacca in modo forsennato, ma i volti sono stravolti e la lucidità è in tilt. Ci sono un paio di mischie e pure i legni a tenere in vita il Costarica. Ma anche Cillessen, che non deve fare una parata per quattro tempi, viene severamente chiamato a una parata decisiva all’ultimo, dal guizzo orgoglioso di Urena, e si fa trovare pronto, prima di lasciare il posto al suo secondo, che sembrava sapere tutto in anticipo. Entra con calma olimpica, va in porta e manda in semifinale l’ Olanda. Una cosa mai vista.

Roma, 6 Luglio


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