Pulici sui dieci anni di Lotito: “Gestione altalentante. Tifosi indispensabili”


Roma, 20 luglio 2014 – In occasione del decennale di Lotito alla guida della Lazio, Pulici, uno dei simboli della Lazio, ha rilasciato un’intervista a Lalaziosiamonoi.it

Oggi (ieri ndr) è il decimo anniversario dell’insediamento di Lotito alla presidenza della Lazio: un bilancio generale su questi due lustri?

“Sono stati anni di sofferenza, specialmente l’ultimo. Una gestione altalenante con momenti esaltanti, momenti molto meno esaltanti e difficoltà oggettive. Nel momento in cui si sono raggiunti determinati obiettivi, è mancato quel qualcosa per fare il salto di qualità. Con determinati interventi di mercato, aumentando il tasso tecnico della squadra, alcune stagioni sarebbe potute finire molto meglio. Purtroppo questo non è capitato con la scusante, a volte legittima, del fair play finanziario”.

Il momento più alto e quello più basso?

“Più alto quando la squadra ha avuto l’opportunità di disputare la Champions League, ma era comunque una rosa che andava completata con delle acquisizioni che avrebbero potuto garantire un posizionamento ottimale, anche in proiezione futura. Anche il 26 maggio dello scorso anno è stato un momento fondamentale, ma l’esaltazione che ha colto tutto l’ambiente ha condotto lo stesso presidente a un’esagerazione: impegni e promesse non mantenute. In questo momento ci troviamo nella condizione paradossale in cui pur avendo in squadra un campione del Mondo, un vice campione e tanti giocatori nelle rispettive Nazionali, la Lazio arriva nona in campionato. Una situazione negativa che va contro quella che è la politica di Lotito. C’è da chiedersi: se questa squadra fosse stata rinforzata nel modo adeguato, dove sarebbe potuta arrivare? Non è un caso che i momenti più bassi sono stati rappresentati dalle campagne acquisti deludenti, sia durante le sessioni estive che in quelle di riparazione a gennaio”.

Che ne pensa dei comunicati in serie che Lotito divulga pressoché quotidianamente?

“Il comunicato si può anche usare, ma è un po’ fine a se stesso. Tante volte serve ad evitare il confronto e il contatto diretto con i tifosi. Io in passato avevo chiesto un passo indietro da parte di tutti i soggetti, con l’istituzione di un soggetto terzo che mediasse tra società e tifoseria, ma questo appello non è stato raccolto. Oggi tra l’altro abbiamo anche delle brutte sorprese sotto questo punto di vista: in un momento di difficoltà del Paese, ci sarebbe bisogno di un rinnovamento anche all’interno della Federazione. Un passo indietro sarebbe stato indispensabile anche quando sono venuti fuori problematiche giudiziarie, in attesa che si calmassero le acque. Oggi ne esce un’altra che va a svantaggio della Lazio: l’ex presidente della FIGC Abete ha paventato la possibilità di una causa civile per danni di immagine, riguardante la prescrizione in secondo grado nella vicenda Calciopoli (anche se andata in prescrizione). È evidente che nella circostanza c’è un conflitto di interessi in atto per il presidente Lotito. Non può esserci un personaggio all’interno della struttura istituzionale che sia in contrapposizione con quelle che sono le disposizioni statutarie”.

Serve veramente un uomo che faccia da collante tra società e tifosi? In questo, lo stesso neo tecnico Pioli potrebbe instaurare un rapporto positivo con i sostenitori?

“Come uomo nuovo, perché no. Magari dopo aver conosciuto bene l’ambiente, sistemato la struttura della squadra e chiuso il mercato, potrebbe tentare di intervenire per richiedere alla tifoseria una necessaria presenza. Però deve avere dalla sua anche un riscontro sul campo. Solo portando risultati potrebbe essere ascoltato dai tifosi”.

C’è qualcosa che i tifosi possono fare per venire incontro alla società?

“Il tifoso è stato abbandonato. Il tifoso vorrebbe un’umanizzazione del proprio presidente che si renda disponibile al dialogo. Un presidente che chiami a raccolta tutti, mettendosi lui per primo in discussione. Ammettere di non aver avuto un comportamento adeguato dimostrando di avere quella trasparenza interiore che sembra mancargli. Spero che si possa arrivare ad un punto di arrivo che onestamente vedo lontano conoscendo il soggetto”.

Qual è il requisito indispensabile che un presidente deve avere per gestire una squadra come la Lazio?

“Una società senza tifoseria è destinata a fallire. Questo lo sa anche lui. Tant’è che lui ha cambiato radicalmente il suo modo di essere attraverso i comunicati. Ma i comunicati sono freddi, non potrà mai esprimere un rapporto passionale. Queste scelte in ambito di comunicazione potrebbero fare pensare a un cambiamento e invece no. Questo dimostra il contrario, che non c’è la volontà di mettersi in discussione”.

Cosa cambierebbe all’istante Felice Pulici se fosse il presidente della Lazio?

“Mi metterei un attimo da parte. Farei un mea culpa e capirei che non si può esagerare nel volere in assoluto un certo tipo di posizione. Adesso sei il presidente, hai tutti i tuoi diritti che nessuno ha intenzione di disconoscere, ma sotto il profilo sportivo ci deve essere un cambiamento radicale della persona. Sarà possibile farlo cambiare? Io penso di sì, ma solo se affiancato da soggetti che possono fare da mediatori tra società e tifoseria”.

Un pregio e un difetto del presidente Lotito?

“Il pregio è questa sua grande voglia di emergere, questa tenacia di andare ad occupare posizioni importanti. Però ci sono strade da percorrere che sono obbligate, non quelle nascoste e che penalizzano la tifoseria. Il difetto? Di non capire che una società di calcio, oltre ad essere un patrimonio personale, appartiene anche alla città e ai tifosi. Se andiamo avanti così, la Lazio rischia di fare una brutta fine”.


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