Umberto Saba, poeta del Novecento morto il 25 agosto 1957

Roma, 25 agosto 2014 – Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli, è nato a Trieste il 9 marzo 1883 ed è stato un poeta, scrittore e aforista italiano. La madre, ebrea, è stata abbandonata dal marito prima della nascita del figlio, che ha conosciuto solo una volta diventato adulto. Nonostante l’incontro Saba ha rifiutato di prendere il suo cognome.

Ha esordito come poeta nel 1903 con l’edizione privata de Il mio primo libro di poesia, ma la sua prima pubblicazione è stata Poesie. I temi delle sue poesie sono Trieste, il mare come simbolo di fuga, gli affetti personali e familiari, le memorie dell’infanzia e il rapporto con la natura.

Tutta la poetica maggiore è stata raccolta ne Il Canzoniere, una raccolta formata da 437 testi composti tra il 1900 e il 1954. La prima edizione è datata 1921, la seconda è del 1954 e l’edizione definitiva è postuma, del 1961. Il titolo si riallaccia alla tradizione italiana, con capostipite Francesco Petrarca.

Il Canzoniere è diviso in tre volumi e questi a loro volta sono suddivisi in sezioni. La raccolta può essere considerata una specie di diario in cui Umberto Saba racconta la vita a Trieste e attua una psicanalisi per capire il significato della vita. Il tema centrale è la scissione dell’io, che getta le radici nell’infanzia. Il tema dell’amore (più per la moglie) ha importanza a prescindere dalle relazioni erotiche.

Nel 1922 ha stretto amicizia con Giacomo Debenedetti e ha iniziato a collaborare alla rivista Primo Tempo. Alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra mondiale è fuggito in Francia, per poi tornare in Italia nel 1939. Dopo un breve soggiorno a Roma, dove è stato aiutato da Ungaretti, è fuggito a Trieste, ma 1943 è partito alla volta di Firenze insieme alla moglie e alla figlia. Lì ha trovato il supporto di Montale e Carlo Levi.

Nel dopoguerra ha collaborato con il Corriere della Sera, ha vinto il Premio Viareggio, il Premio dell’Accademia dei Lincei e il Premio Taormina, mentre l’Università di Roma gli ha conferito la laurea honoris causa.

Sullo sfondo di una Trieste di fine secolo, il romanzo Ernesto è rievocazione di inquietudini e curiosità. Ernesto è un ragazzo che vive con la madre, studia violino,legge molto bene e ha qualche idea vagamente socialista, dopo aver iniziato una relazione con un operario di 28 anni si fa licenziare dal suo capo e chiude definitivamente la sua storia. Mentre la madre cerca di farlo riassumere lui è costretto a confessare la sua precedente storia. Durante un concerto poi conosce un ragazzo che coltiva la passione per il violino, proprio come lui. In prose, del 1964, comprende tutte le sue opere prosaiche.

La sua poesia è stata criticata a causa della sua scarsa attualità e modernità: una usava la canzonetta e il sonetto e la sua originalità sta proprio nell’uso di forme classiche in un periodo in cui tutti cercavano l’innovazione.

Nel 1955, provato dalla malattia della moglie, si è fatto ricoverare in una clinica di Gorizia, dalla quale è uscito solo per il funerale della moglie, avvenuto il 25 novembre 1956. Nove mesi dopo è morto mentre si stava occupando della stesura di Ernesto, rimasto incompiuto e pubblicato postumo. Era il 25 agosto 1957.

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