Gaetano Scirea, uomo simbolo della Juve morto tragicamente in un incidente il 3 settembre 1989

Roma, 3 settembre 2014 – Gaetano Scirea  è stato un calciatore considerato uno dei massimi interpreti del suo ruolo, il libero. Nato a Cernusco sul Naviglio, provincia di Milano, il 25 maggio 1953, è cresciuto professionalmente nell’Atalanta, squadra che l’ha portato all’esordio in Serie A il 24 settembre 1972.

Ha iniziato da attaccante, ma in seguito è stato impiegato nel ruolo di libero a causa dell’infortunio di Savoia. Ben presto è diventato un uomo mercato e a maggio del 1974 è stata la Juventus a mettere le mani su questo gioiello tutto italiano. Quando gli è stato confermato il trasferimento è rimasto incredulo, ma di lì a poco la Juventus è diventata la sua realtà, una scelta di vita dato che per ben 14 stagioni ha vestito la maglia della Vecchia Signora: “Avrei potuto anch’io, con l’arrivo dello svincolo, spuntare contratti faraonici, ma di squadre come questa ce n’è una sola. Ed io preferisco concludere la mia carriera alla Juventus. Senza fretta, però, ho il conforto dell’esempio di Zoff, un uomo che mi ha insegnato a non guardare indietro”.

La Juventus è sempre stata un fatto di cuore, anche in casa aveva la moglie juventina e proprio con lei parlava delle sue partite: “E mi critico e mia moglie mi critica ancora di più. Ma, devo dire, che i suoi interventi mi sono di aiuto, perché parla con serenità e la serenità ritrovata in casa, è il miglior sistema per distendersi. Ho sposato una juventina che mi ha portato una famiglia deliziosa. Ho imparato tante belle cose del Vecchio Piemonte, compreso il culto del vino buono, che ho imparato a fare da mio suocero nel Monferrato. Quando posso aiuto in cantina. Ma mi hanno detto che sono più bravo a fare il calciatore”. E la moglie rispondeva così: “Ha una qualità/difetto grossa come una casa, la modestia. Lui dice che, a volte, parlo come un direttore sportivo ma, secondo me, dovrebbe farsi valere di più. È testardo, poi crede di essere preciso, mentre non lo è per niente. Quante volte Gai, dopo l’allenamento, mi piombava a casa all’ora di pranzo con quattro sconosciuti. Diceva: Mariella, questi signori hanno fatto centinaia di chilometri per venire a vedere la Juve e ho pensato che dovevano pur mangiare qualcosa. Ecco, questo era Gaetano Scirea fuori dal campo”.

Con la Juventus, con cui ha disputato 563 partite, ha vinto tutto: 7 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa Uefa e una Coppa delle Coppe. Con la Juventus è arrivato a vestire la maglia della Nazionale, con cui ha esordito il 19 aprile 1980 in un’amichevole contro la Polonia.

Divenuta una pedina inamovibile anche nel circuito della Nazionale, ha preso parte alle spedizioni in Argentina per il Mondiale del 1978, all’Europeo 1980 in Italia, al Mondiale 1982 in Spagna, che ha visto la Nazionale azzurra sulla vetta del mondo nella finale vinta 3-1 contro la Germania Ovest e al Mondiale 1986 in Messico.

Una volta conclusa la carriera del calcio giocato ha accettato di diventare allenatore in seconda della Juventus, diventando osservatore per conto di Zoff, suo ex compagno nella Juventus e in Nazionale.

Il 3 settembre 1989 Gaetano Scirea è stato incaricato di osservare la partita del campionato polacco del  Górnik Zabrze, squadra che la Juve avrebbe incontrato nel primo turno di Coppa Uefa. Sulla via del ritorno, mentre si dirigeva a Varsavia per prendere l’aereo per Torino accompagnato da un autista locale, da un interprete e da un dirigente del Górnik Zabrze, la Fiat su cui viaggiava è stata tamponata da un furgone nei pressi di Babsk e ha preso fuoco in tempo breve a causa delle taniche di benzina situate nel bagagliaio in caso di necessità. Solo il dirigente della squadra polacca si è salvato, per Gaetano Scirea, per l’autista e per l’interprete il rogo è stato fatale e non il tamponamento dato che dalle autopsie è emerso che nessuno di loro aveva riportato lesioni a causa dell’impatto. La corsa in ospedale non è servita a nulla e i medici non ha potuto fare altro che dichiarare il decesso.

La notizia della sua morte è stata diffusa in Italia la sera stessa durante la Domenica Sportiva condotta da Sandro Ciotti. Immediato lo sgomento dei presenti in studio e in particolare quello di Tardelli, suo ex compagno di squadra. Gaetano Scirea è stato sepolto a Morsasco.

Si è detto tanto su Gaetano in questi giorni, ed è un bene. Perché è un bene ricordare le persone che hanno operato nel mondo dello sport con grande serietà e competenza senza mai andare sopra le righe. Ricordare una persona come Gaetano, visti i tempi che corrono, diventa ancora più importante: adesso va di moda urlare, sbraitare pur senza porre l’accento sui valori. Ecco, Scirea era un ragazzo che non urlava, ma invece era pieno di valori: insomma, un esempio per tutti. Lo era allora e lo sarebbe ancora di più adesso. Un ricordo su tutti, per l’essenza di Gaetano: non rammento che partita fosse, ma a un certo punto, ad inizio gara, Scirea subì un pestone al piede destro. Non è uscito, ha continuato a giocare tutta la partita pur non potendo usare il piede: ha calciato tutto il tempo con il sinistro. Questo episodio, secondo me, la dice lunga su che tipo di persona fosse Gaetano“. (Furino)

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