Niccolò Ugo Foscolo, poeta dell’Ottocento morto il 10 settembre 1871

Roma, 10 settembre 2014 – Niccolò Ugo Foscolo è nato a Zante il 6 febbraio 1778 da padre medico e madre greca. l’essere nato in terra greca è stato importante per lui al punto tale da farlo sentire profondamente legato a quella civiltà. L’isola natia è rimasta sempre nella sua memoria come simbolo di serenità luminosa, bellezza, gioia vitale e più volte è stata cantata nelle sue poesie.

La morte del padre ha causato problemi economici e ha spinto la madre a trasferirsi per cercare appoggio da amici e parenti e il Foscolo, non conoscendo bene la lingua italiana, si è gettato negli studi, creandosi una cultura classica e contemporanea.

Politicamente era entusiasta dei principi rivoluzionari e ha assunto posizioni libertarie ed egualitarie. Ha avuto non poche noie con il governo e per un periodo si è stabilito sui colli Euganei. Si è arruolato nella Repubblica Cispadana e ha pubblicato l’ode a Buonaporte liberatore, in cui ha esaltato la figura del generale. Dopo il tradimento di Napoleone che ha firmato il trattato di Campoformio cedendo la Repubblica veneta all’Austria, si è dimesso.

In quel periodo si è rifugiato a Milano, dove ha conosciuto Parini e Monti, Cuoco e Lomonaco. Con questi ha fondato il Monitore italiano. Con l’avanzare delle truppe austriache si è nuovamente arruolato. Napoleone ha vinto e lui è diventato capitano. Sono stati questi gli anni segnati dalle passioni amorose.

Recatosi a Venezia ha conosciuto Pindemonte, che gli ha offerto lo spunto per la stesura dei Sepolcri. le sue posizioni politiche gli sono costate alcune inimicizie a Milano, tra cui quella di Monti.

A Milano ha rappresentato a teatro la tragedia Aiace, in cui c’è un paragone tra le figure di Agamennone e Napoleone. Con le sconfitte di Lipsia e di Waterloo gli è stata proposta la direzione di un giornale con cui si cercava di ottenere consensi, ma lui si è rifiutato. Fuggito da Milano, è prima andato in Svizzera e poi a Londra. Negli ultimi anni, ammalato e in miseria, è stato costretto a nascondersi dai creditori nei sobborghi. Morto il 10 settembre 1871, è stato poi trasferito nella Chiesa Santa Croce.

Le opere – La sua prima opera importante è stata Le ultime lettere di Jacopo Ortis, La prima redazione è stata pubblicata parzialmente nel 1798; dopo le vicende belliche ha continuato a scrivere e ha ristampato l’opera nel 1802, nel 1816 e nel 1817. Si tratta di un romanzo epistolare,  che ha per protagonista il giovane Jacopo, che si suicida per amore di una donna già destinata come sposa a un altro.

Jacopo è un giovane patriota che si rifugia sui colli Euganei dopo la firma del trattato di Campoformio. Lì si innamora di Teresa, promessa sposa di Odoardo, uomo freddo e razionale. La disperazione amorosa e politica lo porta a viaggiare, ma quando sa del matrimonio rivede la fanciulla, va dalla madre e poi si uccide. Il suo dramma nasce dalle delusioni delle sue speranze e non trovando altra soluzione l’unica via è la morte.

Nel 1803 ha pubblicato le Poesie, composte da due odi e dodici sonetti. Le odi rappresentano le tendenze neoclassiche della poesia leopardiana. Al centro la bellezza femminile, trasfigurata attraverso la sovrapposizione delle immagini di divinità greche. Il lessico è sublime e la struttura sintattica riproduce il periodo classico. I sonetti sono più vicini alla materia autobiografica e alla passionalità dell’Ortis.

 I Sepolcri, poemetto di 295 endecasillabi sciolti, sono stati scritti sotto forma di epistola poetica indirizzata all’amico Pindemonte. L’occasione è stata la discussione con l’amico, originata dall’editto napoleonico di Saint – Cloud (1804), con cui sono state imposte le sepolture fuori dai confini della città. Pindemonte, da un punto di vista cristiano, ha affermato il valore della sepoltura individuale, mentre Foscolo, da un punto di vista materialistico, ha negato questa importanza.

Nel carme ha ribadito la sua opinione, superandola poi con alcune rivalutazioni. La sopravvivenza è garantita dalla tomba, che permette il ricordo del defunto presso i vivi; tramanda la memoria di eroi e spinge all’imitazione. La struttura è rigorosa e armonica; il linguaggio è elevato e aulico; il lessico rimanda a Parini e Alfieri.

Le Grazie: il progetto ha preso forma tra il 1812 e il 1813, ma è rimasto incompiuto. Le grazie hanno sempre suscitato i sentimenti più puri, portando l’uomo a superare la propria indole feroce. L’opera riprende una linea già inaugurata con le odi. Qui Ugo Foscolo ha voluto realizzare una poesia allegorica. I versi sono musicali, costantemente affiorano rimandi alla realtà attuale.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here