Escher in mostra a Roma fino al 22 febbraio al Chiosro del Bramante


Al chiostro del Bramante è stata inaugurata sabato 20 settembre la mostra di M. C. Escher (1898-1972), incisore e artista grafico olandese, che ha lasciato la sua traccia indelebile nella storia dell’arte espandendo, con estrema originalità, i suoi confini fino al limite del campo scientifico. In che modo? Per scoprirlo basta seguire il percorso espositivo che segue un ordine, per lo più cronologico, intervallato da qualche opera comparativa di altri artisti.

L’itinerario è accompagnato da interessanti spiegazioni tecniche sulla cristallografia e sulla percezione visiva. Infatti, l’inizio del ‘900 porta con sé, oltre alla teoria della relatività in fisica, la psicologia della forma (Gelstat, giacché nacque in Germania). Ed è proprio con le forme che Escher gioca: «Il mio lavoro è un gioco, un gioco molto serio». Un gioco di incisione, per lo più, di creazione di numerose xilografie e litografie: la litografia  risale al 1796, quale tipo di stampa chimica su matrice di pietra calcarea e poi anche su lastre di metalli porosi, sulle quali si disegna con inchiostro litografico (tipicamente oleoso). La xilografia, invece, è un procedimento di stampa più antico (V e VI secolo d.c.) e richiede un incisione su una matrice di legno.

Escher, molto seriamente, gioca prima con le geometrie di soggetti naturalistici/realistici (1923-1935), periodo in cui vive in Italia, così come la passione per il sud d’Italia gli dettava. Spiccano sulle pareti le litografie del 1930 Castrovalva, The Bridge (Il Ponte). Ma anche la città in cui si stabilisce per anni, esercita un po’ di fascino sull’artista, anche se in maniera minore ai paesi del sud. Anche se soprattutto nella veste notturna. Dedica a Roma alcune xilografie Nocturnal Rome:Colonade of St Peter’s (1934) Inside St Peter’s (Interno di San Pietro) (1935). Il ‘35 è anche l’anno della litografia Hand with Reflecting Sphere (Mano con sfera riflettente (autoritratto allo specchio sferico), e degli ultimi lavori da lui creati in Italia, ed è proprio nel 1935 che Escher lascia l’Italia.

Per tutta la sua vita continua a sperimentare la divisione regolare del piano, e la tassellatura (composizione di forme chiuse che ricoprono tutto lo spazio piano senza lasciare spazi vuoti e senza sovrapporsi). Un modo di operare che caratterizza l’intero lavoro di Escher, ma che si fa più evidente dopo il 1936, anno della sua seconda visita all’Alhambra (Cordova,Spa), dove rimase colpito dalle decorazione moresche: «la divisione regolare del piano è diventata un’autentica “mania”, a cui sono ormai assuefatto, e da cui talvolta mi è difficile allontanarmi». È possibile ammirare una serie di tassellazioni più semplici, fino ad arrivare alla trasformazione del tassello, che “sfuma” in un’altra forma. Sky and Water (Cielo e Acqua I, 1938, xilografia), Day and Night (Giorno e Notte, 1938, xilografia), e il sorprendentemente lungo Metamorphosis II (1939-‘40, xilografia). La trasformazione c’è e si vede. 

Lasciata Roma, a causa della crescente popolarità del partito fascista, Escher vive prima in Svizzera e poi in Belgio, per poi tornare, nel 1941, in Olanda, a Baarn, non senza continuare a viaggiare, ma tanto basta alla metamorfosi, un semplice mutamento di direzione dell’attenzione: «In Svizzera, Belgio e Olanda ho trovato molto meno interessanti sia i paesaggi che l’architettura rispetto a ciò che avevo visto nel Sud d’Italia. Mi sono così sentito spinto ad allontanarmi sempre di più dalla illustrazione più o meno diretta e realistica della realtà circostante. Non vi è dubbio che queste particolari circostanze sono state responsabili di aver portato alla luce le mie “visioni interiori”». (M.C.E.)

I soggetti stessi sono trasformati, tanto da sfumare nel fantastico, come in Reptiles (Rettili, 1943, litografia) o Magic Mirror (Specchio magico, 1946, litografia), o comunque circondati da illusioni e\o allusioni che richiamano i temi della percezione visiva. Ma vediamolo più da vicino l’organo che la permette, con Eye (Occhio, 1946, mezzatinta), iperrealistico dettaglio, se non fosse per la pupilla che accoglie l’improbabile figura di un teschio, (ma certo è, per un organo, andare incontro a decadimento), come commenta Escher è «il suo occhio ingrandito notevolmente in uno specchio concavo. La pupilla riflette l’immagine di colui che guarda tutti noi». Possiamo poi spostare il nostro occhio in Up and Down (Alto e basso, 1947, litografia), e notare come la prospettiva si sdoppia: una stessa scena, proposta due volte, vista dal basso e dall’alto, si può così meglio rispondere alla domanda, assolutamente lecita: «siete davvero sicuri che un pavimento non possa essere anche un soffitto?» (M.C. Escher) E così forse, l’occhio è pronto a catturare le prospettive multiple e lo spazio fantascientifico evocato da Other World (Un altro mondo 1947, xilografia), che poi può cedere il passo ad un altro dettaglio del corpo, ad un altro senso, con Drawing Hands (Mani che disegnano ,1948, Litografia), in cui una mano disegna l’altra, e in cui torna (ra)affinata, l’abilità di passare dalla bidimensionalità alla tridimensionalità.


Le opere di Escher guadagnano sempre più l’attenzione del pubblico, anche oltre oceano, nel 1950 viene intervistato dal giornalista Israel Shenker. Nel 1951, l’articolo sull’artista olandese e il suo lavoro esce su alcune riviste statunitensi (
Life, Time). Il lavoro aumenta e gli anni ’50 si dimostrano molto produttivi, la trasformazione del lavoro di Escher giunge alla sua naturale evoluzione. Nel 1954 espone ad Amsterdam, al Muse Stedeliijk, non a caso in coincidenza del convegno internazionale dei matematici. «È stato confrontandomi con gli enigmi che ci circondano e considerando e analizzando le osservazioni da me fatte, che sono giunto alla matematica. Sebbene mi possa davvero considerare digiuno di esperienza e consuetudine con le scienze esatte, spesso mi sembra di avere molte più cose in comune con i matematici che con i miei discepoli artisti».(M.C.E.) (video di approfondimento 2)

Il catalogo della mostra è bene assortito: dall’armonico equilibrio in Order and Chaos (1950, litografia), al movimento in Rippled Surface (Superfice increspata, 1950, incisione su lineoleum). Dalla geometria pura ed essenziale di Concentric Rinds (1953 xilografia), alle prospettive multiple e i paradossi spaziali di Relativity (1953, litografia). Dai Three World (Tre mondi, 1955, litografia) in un foglio: superficie, profondità, riflesso, ad un nuovo sdoppiamento prospettico con Convex and Concave (Concavo e convesso, 1955, litografia). In un affascinante susseguirsi di giochi geometrici, in cui il paradosso spaziale è il minimo comune denominatore, ma del resto «Noi non conosciamo lo spazio non lo vediamo, non lo ascoltiamo, non lo percepiamo. Siamo in mezzo ad esso, ne facciamo parte, ma non ne sappiamo nulla… Vediamo soltanto sentieri, segni; non vediamo lo spazio vero e proprio.» (M.C.E.)

I giochi prospettici dell’artista olandese sono, a volte, più spigolosi, come per le illusioni prospettiche di Waterfall (Cascata, 1961, litografia), le figure impossibili di Belvedere (1958, litografia), o le improbabili geometrie di Ascending and Descending (Ascendente e Discendente, 1960, litografia). Altre volte, le figure si fanno più sinuose come in Snakes (1969, xilografia), Vincolo d’unione ( Bond of Union, 1956, litografia) e Möbius Strip II (Nastro di Möbius II, 1963, xilografia), ma la sintesi visiva tra microcosmo e macrocosmo, voluta o no, è più scoperta e si percepisce. E’ forse per questo che qualcuno ha parlato di un certo misticismo intorno ad alcune opere di Escher, nonostante la sua dichiarazione: «non ho mai voluto rappresentare qualcosa di mistico; quello che alcune persone giudicano misterioso, non è altro che un consapevole o inconsapevole inganno!» Niente di meno ci si poteva aspettare da un’artista che attinge conoscenze dalla geometria, dalla matematica e dalla cristallografia, contribuendo così anche al loro sviluppo. Più di cento opere per un bel viaggio nell’ universo fantasticamente coerente e ordinatamente caotico di Escher.

Qui per informazioni su orari e costi.

10 ottobre 2014


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