Il prossimo 30 giugno durerà un secondo in più


“Vi sono secondi che durano secoli”: chissà se questa frase, affibbiata all’attore francese André Dussollier, avrà un senso compiuto il prossimo 30 giugno. Fra cinque mesi, infatti, gli orologi atomici di tutto il mondo si fermeranno per un secondo. Volendo essere ancora più specifici, il 1° luglio successivo scatterà dopo che questi strumenti saranno passati alle 23:59:60. L’evento appena descritto ha un nome ben preciso, Leap Second, un salto temporale che è stato introdotto per la prima volta nel lontano 1972: il suo utilizzo viene giustificato col fatto che i rallentamenti della rotazione della Terra rendono necessari degli adeguamenti alle variazioni del tempo astronomico.

La sincronizzazione di tali orologi non è certo difficile, ma esistono altri tipi di problemi. Ricordate la minaccia del cosiddetto “millennium bug”, il potenziale difetto informatico che avrebbe dovuto sconvolgere il cambio di data alla mezzanotte del 31 dicembre 1999? Il pericolo sembra essere identico, in quanto il secondo in più del 30 giugno rischia di rovinare la sincronizzazione del tempo misurato dai pc e quello degli orologi atomici. Gli esperti del settore sono comunque abituati a una situazione del genere, anche perché, come già accennato, i Leap Second esistono da oltre quattro decenni.

Dagli anni Settanta ad oggi ve ne sono stati venticinque: eventi come terremoti, maree e sconvolgimenti metereologici modificano la rotazione terrestre, dunque anche il tempo deve essere adeguato. L’ultimo secondo di questo tipo risale al 2012, dunque è piuttosto recente. Ma le aziende sono pronte a sincronizzare il tutto? Non tutte possono permettersi sistemi informatici sofisticati e c’è persino chi suggerisce di trascurare il fenomeno, una “distrazione” dagli effetti imprevedibili.

10 gennaio 2015

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