La Finestra sul Cortile di Hitchcock ha compiuto sessant’anni


Un omaggio al capolavoro cinematografico di Hitchcok, La Finestra Sul Cortile, che compie sessanta anni.  Un film sempreverde e profetico sul mondo “voyeaur”, sempre attuale.

60 anni dopo, ricordiamo un grande capolavoro di Hitchcok. Un grande regista, un grande cast, una sceneggiatura a basso costo, mozzafiato. La trama: un incidente di lavoro ha costretto il fotoreporter L.B. Jeffries ( James Stewart), abituato a vivere alla giornata, a rimanere nel suo appartamento, inchiodato su una sedia a rotelle con la gamba ingessata. Approfittando della caldissima  estate newyorkese  che fa tenere le finestre spalancate, passa il tempo  a sbirciare nelle case dei numerosi vicini. Dentro quell’ alveare, la panoramica eccellente delle vite di tutti, ognuno affaccendato nella propria quotidianità, che fermenta senza tregua, l’attenzione del suo innocuo passatempo si focalizza su un rappresentante di gioielli  suo dirimpettaio, la cui moglie scompare improvvisamente, forse malata da tempo, forse assassinata,  forse a causa di una giovane amante. Non sappiamo ancora. Da buon reporter osservatore e da cittadino rispettoso delle regole e zelante, Jeffries si sente in dovere di risolvere il mistero, supportato dalla sua donna  modaiola (l’indimenticabile Grace Kelly), deriso da uno scettico investigatore, suo amico di vecchia data e pungolato da una cinica infermiera. All’interno del gigantesco set, costruito da capo a piedi negli studios hollywoodiani, si respira a pieni polmoni l’atmosfera cittadina dell’America anni ’50, con un tocco di Western nei tramonti che si scorgono oltre i tetti. Un teatro di posa dove i condòmini sembrano marionette  sull’orlo di una crisi di nervi. Dall’altra parte del cortile, Jeffries, da perfetto voyeaur, ammicca, giudica e si diverte, restando nella penombra, armato solo di binocolo e teleobbiettivo. Il possibile omicidio in casa Thorwald non è che un pretesto in più per restare sveglio la notte, a guardia della sua stessa maniacale passione che gli fa scrutare il privato degli altri per fuggire dal proprio. James Stewart, memore dei cowboys da lui interpretati nei tre anni precedenti alla pellicola in questione, è di una naturalezza disarmante nei panni del fotografo dallo stomaco poco delicato e giramondo, opposto ad un’elegantissima ed eterea Grace Kelly, fascinosa diva a colori, meravigliosa, leggendaria.  Il panorama del condominio, con le proprie storie, si intreccia con la storia d’amore tra i due protagonisti, accennata, allontanata, appena sfiorata (le difficoltà, le paure e le indecisioni che riguardano la vita di coppia costituiscono uno dei temi centrali della filmografia di Alfred Hitchcock e si può dire che intessano tutta la trama de La finestra sul cortile)   e tra una sorta di grande schermo televisivo, di cui proprio il grande regista aveva previsto il “fascino” del “telespettatore“.  Restare inchiodati allo schermo, molto profetico . Ma la cosa più terrificante del film, psicologicamete parlando, è l’idea, lanciata con una sola battuta in tutta la sceneggiatura, che il protagonista possa essere osservato dai suoi stessi vicini, esattamente come lui fa con loro. Risultato: anche il guardone non è immune da sguardi maliziosi e non è libero di muoversi indisturbato in casa propria. Una paura che si materializza alla fine della pellicola, quando Thorwald (che sarà proprio l’assassino della moglie) scopre che è stato Jeffries (con la sua fidanzata) ad incastrarlo e lo va a trovare, per ucciderlo … Ecco spiegato il motivo per cui la suspense si alza quando, nel buio, si sentono i passi dell’assassino che sale le scale, per andare dal voyeaur inerme. Un vero gioiello di cinematografia al quale auguriamo ancora decenni di visione.

8 gennaio 2015 


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