World Press Photo, Michele Palazzi, fotografo romano premiato per un progetto sulla Mongolia


E’ il volto più giovane del World Press Photo di quest’anno. Michele Palazzi, trentenne romano, si è aggiudicato il primo premio della sezione ‘Daily Life, Stories’ con un reportage fotografico sulla modernizzazione della Mongolia dal titolo ‘Black gold hotel’. Tra i premiati anche lo scatto ‘Russian Interiors’ di Andrea Rocchelli, ucciso lo scorso maggio a Donetsk, in Ucraina. Dieci le fotografie di Palazzi premiate nell’ambita competizione. Si tratta di scatti di vita quotidiana che raccontano la fase di transizione di un Paese che passa rapidamente da una cultura ancestrale a una corsa verso la crescita economica, con tutte le dicotomie che questo cambiamento porta con sé. “La Mongolia è un Paese che sta cambiando, dove la gente, e soprattutto i giovani, ha lo sguardo puntato verso il futuro, non vuole guardare com’era e com’è, ma come vorrebbe diventare” racconta Palazzi all’Ansa. Il giovane fotografo ha voluto fare molto di più che un semplice lavoro giornalistico. Ha voluto rappresentare la penetrazione del capitalismo e della mentalità contemporanea nello stile di vita tradizionale. “Non sono andato in Mongolia per mostrare al mondo quanto soffrono” spiega. “Volevo analizzare la fase si passaggio che vede un padre sul cammello e suo figlio con l’iPhone in mano”.  Per farlo, Palazzi si è recato tre volte in Mongolia, unendosi ai nomadi nel deserto nell’intento di instaurare un legame emotivo con quel mondo per poterlo poi ritrarre. “Quello che cerco nei miei progetti sono dei momenti di empatia, empatia con le persone ma anche con i luoghi” spiega. Questo “non vuol dire solo un rapporto personale con i soggetti che fotografo, ma anche cercare un momento di lucidità, di illuminazione, che mi permetta di capire, di sentire la storia che scorre”. Questo stesso intento guiderà Palazzi nel suo prossimo progetto fotografico che stavolta lo porterà nel Guingzhou, nel Sud della Cina. “La politica di espansione dei centri urbani scelta dal governo cinese porta a uno spopolamento delle aree rurali, un processo che è ormai inarrestabile. Quello che vorrei fare è raccontare in immagini questo processo, che sta cambiando la struttura ossea del Paese e del mondo”.

di Laura Guarnacci

16 febbraio 2015


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