Confcommercio: ecosistema romano delle startup chiede più sostegno dalle istituzioni

Uomo, 32,5 anni, con un’istruzione elevata in economia, management o ingegneria (oltre l’80% con laurea e post laurea). Questo il profilo dello startupper romano, delineato dalla ricerca Conoscere l’ ecosistema romano delle startup, condotta dalla Confcommercio di Roma in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma, sottoponendo un questionario di indagine quali-quantitativa al campione di 128 startup censito dal Registro Imprese. Si tratta di un identikit solo in apparenza in linea con quello che si profila a livello nazionale. A Roma, infatti, si registra una percentuale doppia di startupper donne (22,5%) rispetto alla media nazionale e, a differenza dello stereotipo startupper ragazzino, la quota di over 35 titolari di una startup raggiunge il 50%. A seguire, la seconda fascia di età maggiormente rappresentata, con il 22,5%, è quella che va dai 26-30 anni; poi vengono quelle 31-35 e 21-25 anni che registrano rispettivamente il 12,5% e il 15%.

Passando dal profilo dello startupper romano a quello delle startup, il 30% di queste punta alla realizzazione di prodotti web, mentre il 20% delle startup è attivo nel campo dell’ICT. A queste si aggiunge un 10% nei settori dell’ambiente e dell’energia e un 5% che punta sul mobile. Numericamente meno prevalenti le aziende che operano nel settore delle telecomunicazioni, dell’aerospaziale e delle bio e nano tecnologie, tutte presenti con il 2,5%.

Per quanto riguarda la forza lavoro, il 55,6% delle startup impiega tra 1 e 5 lavoratori, mentre il 26,3% si regge grazie al solo lavoro dello startupper o dei soci non potendo assumere per carenza di budget. Significativo, a tal proposito, il dato sul fatturato: quasi l’80% delle startup a Roma non supera i 50 mila euro. E quello relativo ai finanziamenti: oltre il 53% degli startupper ha finanziato la propria idea con fondi propri (39,4%) o con l’aiuto di familiari e amici (14%). Soltanto il 16,9% ha ottenuto risorse da competizioni pubbliche e da privati, mentre ancora meno è riuscito a ottenere il sostegno di venture capital (9,8%) e business angels (7%).

“Roma e il suo territorio negli ultimi anni” dichiara Rosario Cerra, Delegato alle Politiche per lo Sviluppo Economico di Confcommercio Roma e Presidente Confcommercio Lazio “stanno comprendendo l’importanza di diventare un polo attrattivo di start up e procedimenti innovativi, in cui quella che chiamiamo ‘l’economia della conoscenza’ possa adoperarsi per mettere in campo le migliori soluzioni e fare di Roma una delle città più all’avanguardia d’Italia, in quanto a Ict, ambiente, energia e biotecnologie, solo per citare i settori maggiormente coinvolti”. “I numeri della ricerca” aggiunge Cerra “parlano di un ecosistema ancora agli albori ma in crescita, in cui si stanno sviluppando competenze e giovani realtà imprenditoriali che, se messe in grado di sviluppare le proprie potenzialità, potrebbero fare di Roma il primo HUB italiano nel settore dell’imprenditoria innovativa e uno dei più importanti a livello europeo e internazionale, con particolare attenzione all’area del Mediterraneo dove manca ancora un grande city hub”. “Il confronto con il mondo delle Istituzioni, dell’Università e della Ricerca” conclude Cerra “che oggi abbiamo voluto in parte riunire, è fondamentale per elevare la qualità e la performance del tessuto imprenditoriale romano, per far sì che esso sia sempre più competitivo, attraverso il mix fruttuoso di punti di vista, idee e nuovi talenti”.

La ricerca “Conoscere l’ecosistema romano delle start up” nasce con un doppio obiettivo: da un lato fornire per la prima volta un identikit completo degli startupper e delle startup che insistono sul territorio di Roma Capitale; dall’altro fornire indicazioni sulle azioni e sugli strumenti necessari per superare le criticità e sostenere la crescita e lo sviluppo dell’intero ecosistema romano. A tal proposito, come emerso dai questionari, la priorità per gli startupper è una: la ricerca di finanziamenti. Secondo gli startupper, le istituzioni o gli enti presenti sul territorio dovrebbero sostenere le startup nella ricerca di fondi in generale (21,8%), più nello specifico nell’accesso a finanziamenti pubblici, che siano bandi, concorsi o gare (21,8%) ma anche nelle ricerca di partner industriali che possano sostenere sia da un punto di vista economico che di know how l’idea alla base della startup. Il problema numero due è anch’esso ricorrente e riguarda la necessità di aiuto per portare a termine le pratiche burocratiche (15,6%). A seguire, è richiesto un sostegno anche per quanto riguarda la ricerca di risorse umane qualificate e per la valutazione del potenziale di mercato del prodotto o dell’attività stessa. Gli startupper investirebbero anche nella promozione di occasioni d’incontro con i finanziatori privati (22,7%), nonché in partnership tra atenei universitari e imprese. Seguono infine il sostegno nelle fasi iniziali (business plan e pratiche burocratiche), la realizzazione di spazi di coworking, l’organizzazione di fiere e competizioni internazionali.

di Laura Guarnacci

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