La morte di Kurt Cobain, il leader dei Nirvana, il 5 aprile 1994

Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po’ vissuto che preferirebbe essere uno snervante bimbo lamentoso. Questa lettera dovrebbe essere abbastanza semplice da capire. Tutti gli avvertimenti della scuola base del punk-rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, intendo dire, l’etica dell’indipendenza e di abbracciare la vostra comunità si sono rivelati esatti. Io non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole[…]”. Inizia così la lettera scritta dal cantautore dei Nirvana.

Kurt Cobain, nome completo Kurt Donald Cobain, è stato il leader dei Nirvana, diventato una vera e propria icona fra i giovani, tanto che ancora oggi influenza la loro musica e la loro cultura. La sua importanza a livello musicale ha portato la rivisa Rolling Stone a parlare di lui come il miglior artista degli anni Novanta e questo nonostante la sua breve vita.

Nato ad Aberdeenn il 20 febbraio 1967, già da piccolo Kurt Cobain dimostrò di avere interesse nei confronti della musica, ma non solo: la sua camera fu descritta dai familiari come uno studio d’arte dato che si dilettava anche nel disegnare i suoi personaggi preferiti dei fumetti. Ma ben presto si verificò un evento che segnò per sempre quel bambino apparso fino a quel momento curioso e vivace: nel 1975, quando aveva otto anni, i genitori divorziarono e lui stesso, una volta cresciuto, affermò di averglielo rinfacciato per molto. Quest’evento gli causò una profonda tristezza e da lì divenne sempre più introverso e infelice. Crescendo merse sempre di più la sua indole ribelle e piano piano ne risentì anche il rapporto con il padre, che peggiorò definitivamente quando quest’ultimo deicise di risposarsi. Nel 1985 Kurt Cobain lasciò gli studi e poco dopo la madre lo cacciò dalla sua abitazione. Quello fu anche l’anno in cui fondò i futuri Nirvana (nome definitivo scelto dopo essersi ispirato al concetto buddista della parola, cioà “libertà dal dolore e dalla sofferenza del mondo esterno) insieme Krist Novoselic. A quel tempo alla batteria c’era Aaron Burckhanrd, poi sostituito da Dave Grohl.

La consacrazione del gruppo grunge capitanato da Kurt Cobain avvenne con l’uscita di Smells Like Teen Spirit, singolo del 1991 ricordato come “l’inno di una generazione”. Da quel momento si parlò del cantautore come del “portavoce della generazione X”. E i Nirvana ben presto divennero la più grande rock band degli inizi degli anni Novanta, vendendo ben 25 milioni di album negli Usa e oltre 75 milioni in tutto il mondo.Ma Kurt Cobain si dimostrò da subito avverso a riflettori e notorietà e lui stesso nella lettera lasciata prima della morte scrisse: “[…] Quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury, a lui la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l’ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così. Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza)“.

Dopo Nevermind arrivò il succeso In Utero, contentente anche la traccia Heart-Shaped Box, premiata agli MTV Video Music Awards. Se professionalmente non faceva che collezionare succesi, non si può dire altrattanto della sua vita privata, segnata dal suo senso perenne di inadeguatezza, dalla depressione e dall’abuso di droghe. E a risentire di questa condizione non fu soltanto la band, sempre più al centro di voci di un possibile scioglimento, ma anche il suo matrimonio con Courtney Love, dalla quale ebbe anche una figlia.

La sua ultima apparizione pubblica televisiva risale al 23 febbraio 1994, quando partecipò al programma televisivo italiano Tunnel insieme alla band. Il 2 marzo, tornato a Roma dopo il concerto di Berlino per passare del tempo con la famiglia, venne ritrovato in overdose dalla moglie. Immediata la corsa in ospedale e dopo il coma farmacologico si riprese. Ma l’ultimo mese di vita lo trascorse isolandosi sempre di più e così si aggiunse al cosiddetto Club 27, quello dei cantanti maledetti morti a 27 anni. Si sparò un colpo di fucile in bocca dopo essere fuggito dall’Exodus Medical Center di Los Angeles. A ritrovare il corpo fu un elettricista che vide il suo corpo steso a terra e accanto un fucile a pompa. Nel rapporto si affermò che la morte risaliva con molta probabilitò a martedì 5 aprile 1994. Se ne è andata così un’altra rockstar uccisa dalla sua stessa fama.

Nella lettera ritrovata Kurt Cobain, considerato l’ultima vera incarnazione del rock, scrisse: “Non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente“.

 

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