Latitante romano arrestato in Marocco. Il suo nome tra i 100 più ricercati


Latitante romano arrestato in Marocco nell’ambito del narcotraffico internazionale per mano della Polizia Giudiziaria marocchina. Tra l’altro, il suo nome appare nell’elenco del mese di dicembre del 2013 tra i 100 più ricercati, considerati temibili. Il protagonista della vicenda è uno dei più pericolosi narcotrafficanti italiani rimasti in circolazione, si parla di Marco Torello, conosciuto come il Rollero, nato nel 1955, di origine genovese ma romano di adozione. L’uomo è stato catturato dopo anni di latitanza grazie alle informazioni dettagliate fornite dalla Guardia di Finanza, con la stretta collaborazione dell’Interpol e della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, a seguito di un corposo fascicolo di indagine investigativa.

Reputato latitante dall’anno 2010, da ben 35 anni è attivo in una delle principali reti di narcotrafficanti italiani, noti anche sul fronte estero. Il Rollero ha strettamente collaborato nelle sue illecite attività con diversi clan appartenenti all’Ndrangheta, ma non ha rifiutato, in tempi passati, commissioni richieste da diverse famiglie a stampo mafioso, legate a Casa Nostra. Torello è stato definito un vero e proprio mediatore di traffici illeciti come quelli della droga e non, a livello mondiale. Fungeva da ponte tra l’Italia e il Marocco, da dove stava per partire diretto in Sud America, nel tentativo di fuggire. Nel corso degli ultimi due anni, il latitante romano è stato inserito in un fascicolo di indagine sostanzioso e articolato, aperto e gestito dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, con la direzione della Procura della Repubblica di Roma e della Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione di indagine è stata nominata Buena Hora 2, che ha evidenziato azioni criminose di determinati esponenti dell’Ndrangheta attivi a Roma Capitale. Tale attività ha visto il suo apice nella giornata del 20 gennaio di quest’anno, con l’emissione di un provvedimento esecutivo di cattura nei confronti di 35 criminali, accusati, a vario titolo, di numerosissimi casi particolari penalmente rilevanti. Le accuse sono aggravate dal fatto di aver favorito clan dell’Ndrangheta, a cui il Rollero riusciva a sottrarsi rifugiandosi in Marocco. Così, è stato possibile individuare i numerosi atti di narcotraffico attuati dal latitante in questione, il quale era capace di inviare a settimana, dal Marocco all’Italia, ben 1000 chili di sostanze stupefacenti. Si tratta nel particolare di cocaina proveniente dall’America Latina, mentre l’hashish all’Africa. Si serviva nella sua rete di spaccio di altri suoi complici, sempre legati all’Ndrangheta di San Luca, in Reggio Calabria, tra i quali si ricordano i Giorgi alias Cicero e i Mammoliti alias Fischiante.

Ecco che il nome di Rollero il latitante romano viene accostato ad altre due personalità italiane rilevanti nel narcotraffico, ossia alle figure di Massimiliano Avesani e Roberto Pannunzi. Il primo noto come Il Principe, del 1961, latitante dal 2011 e arrestato nel mese di luglio del 2013 per mano degli agenti della Squadra Mobile di Roma. Il secondo, invece, conosciuto come il Bebè, del 1948, arrestato in Colombia a Bogotà, nel mese di settembre 2013 e trasportato poi in Italia.

Questi grandi latitanti, per un lungo arco di tempo, hanno innalzato una vera e propria società di controllo del narcotraffico mondiale, riuscendo a detenere pienamente il monopolio del traffico di sostanze stupefacenti provenienti dall’estero e destinate allo stato italiano. Torello, al momento di esser posto in manette, era destinatario di determinati provvedimenti di cattura. Questi sono: un ordine di esecuzione per la carcerazione n. 418/2010 SIEP, emesso dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma, nella data del 13 maggio 2010, in base al quale il soggetto deve espiare la pena di anni 6, mesi 1 e giorni 13 di reclusione, per il reato di cui rimanda l’articolo 73 comma 4 D.P.R. 309/90; un mandato di cattura in ambito Schengen, inserito in data 12 luglio 2010, per violazione dell’articolo 73 comma 4 D.P.R. 309/90; un’ordinanza di custodia cautelare in carcere n. 33285/13 RGNR – 14325/13 RGIP, emessa dal Tribunale di Roma, il giorno 8 gennaio 2015, per violazione dell’articolo 73 e 74 DPR 309/90; un mandato di cattura in ambito Schengen, inserito nella data del 15 gennaio 2015, per violazione dell’articolo 73 comma 4 D.P.R. 309/90.

Così, è stato arrestato il latitante romano in Marocco grazie alla stretta collaborazione lavorativa e investigativa tra la Polizia del luogo con la Guardia di Finanza Italiana.

di Erika Lo Magro

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