Carlo Petrini: “Expo non sia un’occasione persa per fare cultura”


Carlo Petrini, presidente di Slow Food, si rivolge direttamente a Jacques Herzog, architetto dello studio Herzog & De Meuron di Basilea che ha ideato lo spazio di Slow Food a Expo: “Hai saputo interpretare perfettamente il nostro pensiero, perché in un mondo in cui si muore ancora per fame non si può parlare di cibo mostrando opulenza, ma è fondamentale farlo con semplicità e moderazione. Con la nostra mostra vogliamo raccontare la vita dei prodotti e i processi di trasformazione, perché anche i bambini capiscano come da una fava di cacao nasce una barretta di cioccolato. Facciamo sì che questa Expo non sia un’occasione persa per fare cultura. Si può fare di più”.

E guardando al dopo Expo, Petrini racconta che “la memoria di questo evento è proprio in questo spazio, perché qui non si butta via niente, tutte le strutture del padiglione Slow Food saranno smontate e andranno ad animare gli orti dei nostri fratelli africani o le scuole lombarde, a beneficio delle nostre comunità”. La domanda ricorrente è perché Slow Food abbia deciso di partecipare a un’Expo come questa. “Un proverbio marocchino dice che una sedia vuota non paga mai. Noi siamo qui e faremo il nostro lavoro, presentando le nostre idee e le nostre comunità, perché è fondamentale discutere del futuro del cibo con tutti i visitatori di questa esposizione”.

E conclude con un appello: “dal 3 al 6 ottobre Milano accoglierà migliaia di giovani contadini che cercheranno le soluzioni per nutrire il pianeta, sono loro il futuro del cibo, un’altra occasione importantissima per cambiare il destino del pianeta». Per farlo, da giovedì 21 maggio è disponibile una piattaforma di crowdfunding (www.wefeedtheplanet.com) con la quale contribuire a garantire il diritto al viaggio dei giovani provenienti dal sud del mondo. «Un contadino africano guadagna in media 50 euro al mese, se decide di venire a Milano significa che per un anno non riuscirà a mangiare. Come denuncia la FAO, 500 milioni di piccole entità familiari mantengono l’80% dei viventi. Nessuno dimentichi però che questi milioni di agricoltori soffrono ingiustizie, violenze e guadagnano poco, mentre la ricchezza è concentrata nelle mani di poche grandi multinazionali. È per cambiare questo sistema che abbiamo bisogno del vostro aiuto, per permettere a questi giovani di venire a Milano e trovare le soluzioni per garantire a tutti un cibo buono e giusto. Aiutateci a realizzare questo miracolo”.

Guardando alla struttura dell’evento milanese, Herzog si rammarica che Expo abbia perso un’opportunità per rappresentare davvero la biodiversità del pianeta. L’architetto è scettico sulla decisione di organizzare un’Expo mantenendo una visione novecentesca, invece di rappresentare la ricchezza della biodiversità del mondo. “Nessuno si ricorderà delle strutture, ecco perché si sarebbe dovuto puntare sui contenuti, come facciamo qui nel padiglione Slow Food”, commenta. E conclude: “se i paesi non sono riusciti a trovare un accordo per l’Expo, come ci si potrà accordare sulle soluzioni per nutrire il pianeta?”.

Oltre alla mostra interattiva in cui imparare a riconoscere i profumi delle spezie e scoprire le moltissime implicazioni del mais nel nostro cibo, lo spazio di Slow Food ospita un coloratissimo orto e uno spazio in cui degustare formaggi e vini che rappresentano perfettamente il grande fascino della biodiversità. Nei 36 eventi che hanno animato lo Slow Food Theater fino a oggi si è parlato di suolo, di diritto al lavoro e di economie locali, dando voce ai protagonisti della rete di Terra Madre. Sono stati proiettati 32 i cortometraggi e documentari e centinaia le scuole hanno già visitato lo spazio.

 


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