Emergenza rifiuti a Roma, Marino firma ordinanza


L’emergenza rifiuti a Roma ha messo nelle condizioni il sindaco di Roma Ignazio Marino di firmare un’ordinanza urgente per far fronte alla crisi per rallentamenti registrati degli impianti della Co.La.Ri.

“Con questa ordinanza il sindaco per prima cosa evidenzia come gli impianti Colari abbiano ridotto repentinamente rispetto alle medie storiche la loro capacità -si legge in una nota- passando da una potenzialità normale di oltre 2500 tonnellate al giorno nei tre diversi impianti, ad un conferimento effettivo di circa 1600 tonnellate“.

L’amministrazione, in virtù di questo “si riserva ogni opportuna iniziativa di tutela verso Co.La.Ri”. La stessa ordinanza per l’emergenza rifiuti a Roma dispone inoltre “la messa in esercizio da parte di Ama dell’impianto mobile di tritovagliatura di proprietà della stessa azienda finché non sarà superata la crisi”.

Manlio Cerroni – “Mio malgrado mi vedo obbligato ad intervenire sull’emergenza rifiuti a Roma. Lo faccio solo per un servizio a Roma ed ai romani. Credevo che la lettera trasmessa ieri dal presidente del Colari Saioni a Lei, al presidente Fortini, all’assessore Marino al presidente Zingaretti, all’assessore Civita, al prefetto Gabrielli e alla stampa, avesse a sufficienza chiarito e precisato i termini del problema. Purtroppo, e dalle notizie riportate dalla stampa e dalle sue dichiarazioni rese questa mattina, vedo che non è così. E allora va detto che la crisi nasce da due mancanze addebitabili esclusivamente all’incapacità delle amministrazioni competenti di programmare lo smaltimento dei rifuti: la mancanza di impianti di recupero energetico e quella di una discarica di servizio”. Così inizia la lettera che Manlio Cerroni, proprietario di Colari, ha scritto al sindaco di Roma Ignazio Marino, al presidente Ama Daniele Fortini e per conoscenza al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, al prefetto di Roma Franco Gabrielli.

“La stazione di ricevimento e di tritovagliatura di Rocca Cencia – si legge – è stata realizzata per salvare Roma dall’emergenza rifiuti e così è stato: infatti, fino al 31 dicembre 2014, ha smaltito 276.997 tonnellate. Con il mese di febbraio 2015 il conferimento dei rifiuti è crollato a 8.806 tonnellate. A questo proposito il Colari ha scritto al direttore generale di Ama denunciando tra l’altro, il fatto che eravamo stati obbligati a ridurre precipitosamente un turno di lavoro con conseguente licenziamento del personale addetto. Il Colari ha anche richiesto un incontro tecnico-operativo qualificato per inquadrare al meglio le prospettive a cui saremmo andati incontro; nessuna risposta è pervenuta. È tutto qui e basta solo la riflessione su un dato: a febbraio, marzo, aprile 2014 Rocca Cencia riceve 74.620 contro i 37.052 di febbraio, marzo, aprile del 2015. I rifiuti si producono tutti i giorni e farli sparire a sera è una cosa seria e impegnativa. A ciò si aggiunga che i Tmb di Malagrotta hanno lavorato e continuano a lavorare a pieno regime; non ci risulta che altrettanto avvenga nei due impianti di Ama. Ma tutto questo non basta. Quand’anche gli impianti lavorassero a pieno regime e fossero in grado di trattare tutti i rifiuti indifferenziati di Roma, senza uno sbocco per i prodotti ricavati dalla loro lavorazione quando i forni, i cementifici e le discariche sono sature, il sistema va in tilt e arriva l’emergenza. Roma manca di impianti di recupero energetico e di discariche di servizio cosa che in tutti i modi ed in tutte le sedi vado denunciando a tutte le autorità competenti già dal 2009. Da sempre abbiamo riempito gli impianti italiani e ci siamo perciò rivolti anche all’estero; solo oggi, dopo 7 mesi, abbiamo ritirato dalla Regione i moduli per esportare il Cdr in Portogallo e questo sbocco ci consentirà dalla prossima settimana di aumentare il ricevimento ed il trattamento dei rifiuti e siamo in attesa di concludere l’iter per l’esportazione anche in Spagna. È tutto qui, signor sindaco e signor presidente; senzo lo sbocco corrente dei prodotti ricavati dalla lavorazione dei rifiuti non si va da nessuna parte e non si esce fuori dall’emergenza”.

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