La morte di Silvio Ferrari, militante di estrema destra, il 19 maggio 1974


Era la notte del 19 maggio 1974 quando Silvio Ferrari, ventenne ed esponente dell’estrema destra di Brescia, morì a causa dell’esplosione di un ordigno che svegliò anche gli inquilini delle palazzine circostanti. Tutto successe a piazza Mercato. Silvio Ferrari stava a bordo della sua Vespa e trasportava una carica di tritolo che avrebbe dovuto utilizzare per compiere un attentato.

Alle 3 di notte circa Silvio Ferrari, di ritorno da una festa organizzata sul lago di Garda (come riportato da http://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/Il-grande-vecchio.pdf) e stava manipolando la bomba. Per errore o per volontà di quelli che erano i suoi compagni camerati, la bomba esplose e il suo corpo fu dilaniato dallo scoppio.

Accanto al suo corpo furono ritrovate una Beretta e delle copie di Anno Zero, rivista ufficiale di Ordine Nuovo, movimento al quale rimase legato nonostante questo fosse stato sciolto l’anno precedente.

E la morte di Silvio Ferrari non fece altro che acuire il clima di tensione dell’epoca, una tensione creata dagli attentati che si susseguirono e che tennero la penisola in costante inquietudine. E al suo funerale parteciparono commossi amici provenienti da diverse regioni e non mancarono gli scontri tra i militanti di destra e quelli di sinistra, tanto che le forze dell’ordine arrestarono cinque esponenti di Ordine Nuovo.

La bomba esplosa e la morte di Silvio Ferrari in seguito furono collegati alla strage di piazza Loggia, vita come una vendetta per la morte del giovane. Mai furono trovati i responsabili e mai si accertò se la morte fu causata da una sua disattenzione o per volere di altri.

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