Roma, a casa le precarie storiche degli asili nido

La chiamano Buona Scuola, ma di buono, a quanto pare, non ha proprio niente. Questo è sicuramente quello che pensano anche le 5 mila maestre ed educatrici del comune di Roma, le cosiddette precarie “storiche” che quest’anno corrono il serio rischio di restare a casa, ma cerchiamo di capirne di più.

Tutto comincia a causa di un imposizione, ché tale è, della Corte di Giustizia Europea che ha chiesto all’Italia di non utilizzare ulteriori contratti a tempo determinato per coprire posizioni aperte a causa di carenze strutturali e organiche. A questo punto subentra la Buona Scuola che riesce a concedere una deroga alle scuole e ai nidi statali, ma nulla pare poter fare per quelli comunali. Maestre ed educatrici che operano nelle strutture comunali romane si vedono quindi negata la possibilità di lavorare per questo nuovo anno. Il perché si spiega col documento datato 14 agosto 2015 che dice che non è possibile rinnovare un contratto oltre i 36 mesi, si capisce quindi che a farne le spese sono proprio le precarie storiche che hanno già abbondantemente superato quella soglia.

Ovviamente i sindacati insorgono e la protesta si rivolge soprattutto al sindaco Marino, reo di non aver messo mano alla condizione di precariato delle operatrici d’infanzia del comune di Roma. A tale proposito l’Usb annuncia un’azione di protesta che prevede l’immediato ritiro della determina fino alla redazione di un piano d’assunzione atto a eliminare la condizione di precariato di maestre ed educatrici.

Ovviamente non c’è da prendere sotto gamba la determinazione di queste persone che, come è chiaro, non hanno più molto da perdere. In una condizione generale come quella in cui si trova il nostro Paese, dove la popolazione si indebita sia con richieste di prestiti alle banche che con prestiti tra privati (info su http://www.zonaprestiti.com/prestiti-tra-privati.htm), lasciare a casa 5 mila persone significa aggravare pesantemente la situazione economica dell’Italia. E sì che il Premier aveva appena annunciato uno spiraglio positivo che pareva essere l’inizio della fine di questa estenuante crisi.

Ma sembra che al momento la digitalizzazione dell’apparato pubblico, con il sistema scuola in pole position, tra offerta di wi-fi e grandi investimenti da parte dei principali operatori, primi fra tutti Telecom e Vodafone (approfindimenti su Apprendistatoprovinciaroma.it), sia più importante della struttura educativa. Intanto si dovranno attendere quindi gli sviluppi per capire quale sarà il destino delle operatrici d’infanzia del comune di Roma, quello che è certo è che precariato o no, la scuola di buono non conserva che il ricordo di un’altra epoca.


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