Da Roma caput mundi alla nascita delle diaconie, del Comune e dei Rioni

Da Roma caput mundi alla nascita delle diaconie, del Comune e dei Rioni
Da Roma caput mundi alla nascita delle diaconie, del Comune e dei Rioni. L’Urbe della peste, della malaria, delle invasioni ripetute e dei Rioni

Nel precedente articolo abbiamo descritto come Augusto e ancora prima Cesare percepirono l’importanza di restituire a Roma un nuovo assetto urbanistico, trasformandola in una Caput mundi da oltre 1 milione di abitanti. Abbiamo anche accennato però che la magnificenza dell’Urbe finì per dover fare i conti con le invasioni barbariche e un impoverimento delle istituzioni, reso ancor più evidente dalle epidemie di malaria e peste tra il IV e il V secolo d.C. Un secolo in cui scompaiono Senato e Imperatore, mentre l’organizzazione civile si disgrega. Alla suddivisione augustea in 14 Regioni si accompagna quella ecclesiastica delle 7 Diaconie guidate da un laico in veste di capitano o rettore. I Fori non sono più il centro della città, ora collocato nella zona del Laterano. Ma la metropoli non esiste più, e con i suoi 100 mila abitanti, Roma è ormai una città provincia che vive di ricordi.

La prima ripresa si registra intorno all’VIII secolo, quando alle denominazioni stradali urbani esistenti della via Lata, del Caput Africae e della Suburana si aggiungono toponimi più moderni, che prendono spunto dalle chiese o tituli. In questo senso saranno molte le strade che cambieranno il loro nome in questo periodo. Un processo a cui resisteranno solo i monumenti illustri, vedi il Teatro Marcello oppure il Colosseo. In poco tempo ci si stringe intorno alla tomba di S. Pietro e le Mura Leonine vengono erette per respingere i continui attacchi dei Saraceni. Siamo nel X secolo e di lì a poco ci sarà la costituzione del Comune. Il centro cittadino muta ancora, spostandosi al Campidoglio. L’istituzione del Comune però non sarà indolore e Roma soffrirà delle continue lotte di potere per accaparrarsi le cariche civili. E quando questo interverrà per ricostruire qualcosa, non lo farà per ripristinare strade, ponti o acquedotti ma le chiese. Sopra le macerie di quelle paleocristiane sorgono infatti quelle romaniche.

Le torri erette dalle famiglie nobili sono in questo periodo  uno dei pochi esempi di edilizia civile ed emblema delle lotte di potere di cui sopra; Roma appare sempre di più un campo da pascolo, con il cambio di denominazione di alcuni luoghi illustri a rappresentarne la naturale conseguenza: il Foro Romano viene ora chiamato Campo Vaccino, il Campidoglio, Monte Caprino.

Scrive Gregorovius: “Se potessimo rappresentare in rilievo l’aspetto della città, avremmo davanti agli occhi un quadro veramente bizzarro. Essa somigliava a un grande campo cinto da mura tutte coperte da muschio, con alture e vallate, con terreni ora coltivati, ora squallidamente deserti, da cui emergevano a tratti oscure torri […]”.

Roma è un insieme di strade a volte impraticabili e interrotte da ruderi e il Tevere un’arteria sanguinante, una ferita inferta dalla desolazione e da una decadenza che sembra inarrestabile. La popolazione dell’Urbe appare ancor più decimata e i suoi 20 mila abitanti apparentemente destinati a diminuire ancora, ma non è così: i pochi abitanti diventano un incentivo per mettere mano alla riorganizzazione della città e della sua amministrazione seppur tra alti e bassi.

Le ora 13 Regioni si trasferiscono tutte al di qua del Tevere. Figlio dell’imbarbarimento della lingua, il termine Regioni si trasforma in Rioni (Rejoni). I Rioni assumeranno in questo periodo i loro nomi attuali seppur espressi ancora in lingua latina: Montium, Trivii, Columnae, Campi Martis, Pontis, Parionis, Arenulae, S. Eustachii, Pinae, Campitelli, S. Angeli, Ripae, Transtiberis. In generale, la suddivisione toponomastica così intesa è la prima importante eredità dalla nascita del Comune. Ma per una vera e propria rinascita, Roma dovrà attendere il ritorno dei papi da Avignone.

 

 

 

 

 


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