Firenze, il primo Falò delle vanità avvenne il 7 febbraio 1497

La Firenze che Girolamo Savonarola vide per la prima volta nel 1490 si presentò come una città ricca, capitale del Rinascimento e, ancora più importante, intrisa di immoralità. Per il frate domenicano divenne fondamentale far pentire e depurare la gente prima della fine del mondo e combattere il peccato, che per lui a Firenze la faceva da padrone.

Nel 1497, dopo la caduta dei Medici, organizzò il Falò delle vanità, il suo primo gesto eclatante, presso piazza della Signoria. L’obiettivo? Condannare definitivamente quanto accaduto sotto la famiglia che aveva governato, ripensare a quel periodo e bruciare tutti quegli oggetti considerati peccaminosi, inducendo il popolo alla penitenza e al pentimento. Nel rogo finirono specchi, profumi, cosmetici, trucchi, abiti tendenti al lusso, carte da gioco, strumenti e quadri e, secondo quanto narrato, anche Botticelli, rimasto affascinato dalla tesi di Savonarola, gettò nel Falò delle vanità alcune sue opere, proprio come fecero altri artisti.

A raccontare quel triste episodio fu Giorgio Vasari:

“II carnovale seguente, che era costume della città far sopra le piazze alcuni capannucci di stipa e altre legne, e la sera del martedì per antico costume arderle queste con balli amorosi (…) si condusse a quel luogo tante pitture e sculture ignude molte di mano di Maestri eccellenti, e parimente libri, liuti e canzonieri che fu danno grandissimo”.

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