Lo stipendio medio in Italia: come varia da regione a regione?

Lo stipendio medio in Italia: come varia da regione a regione?

Anni e anni di crisi finanziaria hanno modificato profondamente lo scenario sociale italiano, portando al fallimento di tante realtà commerciali e ad un forte incremento della disoccupazione, che specie per quanto concerne quella giovanile ha toccato cifre vertiginose, che oggi minano seriamente il futuro di milioni di ragazzi italiani.

Stando ai dati rilevati dall’Istat nella prima parte del 2015, non mancherebbero i primi timidi segnali di una ripresa dell’economia e di una lenta uscita dal baratro della recessione: nei primi mesi dello scorso anno il valore del PIL è tornato positivo dopo anni di caduta libera e l’indice di fiducia degli italiani, di fatto un indicatore del livello di ottimismo dei consumatori, è aumento di 11 punti rispetto al 2014, attestandosi a quota 57.
Purtroppo, questo valore, per quanto in crescita, dimostra anche il divario sempre maggiore che esiste tra l’Italia e gli altri grandi paesi della Comunità europea, dove il valore medio dell’indice di fiducia si attesta sui 77 punti.

I dati che sembrerebbero contrastare con l’immagine di un paese in ripresa sono anche altri: secondo la Nielsen, una grande azienda che si occupa di rilevazioni statistiche a livello nazionale, è in calo il numero degli italiani che, mensilmente, sceglie di investire ciò che avanza nell’acquisto di capi di abbigliamento o in vacanza (27%), come pure di quelli che li utilizzano per concedersi cene nei ristoranti o serate nei locali (22%).

Uno dei dati più significativi è quello relativo allo stipendio medio su base annua di un lavoratore del settore privato, quello che conta il maggior numero di occupati in Italia. Esso si attesterebbe intorno ai 28.653 euro, una cifra rimasta costante negli ultimi anni, che d’altra parte cela un profondo divario esistente, anche da questo punto di vista, tra le regioni della parte settentrionale e quelle della parte meridionale del paese.

Come sanno bene gli esperti che si occupano dell’elaborazione delle buste paga, a pesare sull’importo netto dello stipendio degli italiani è l’ingente costo del lavoro, ovvero quella parte di spesa che le aziende sostengono per ottemperare ai tanti oneri tributari che pesano sulla busta paga.
Le novità introdotte con la riforma del Jobs Acts non sembrerebbero aver prodotto effetti significativi per il momento e la ricchezza continua ad essere distribuita sempre nello stesso modo nel bel paese: a farla da padrone sono le ragioni del nord e, ancor più nello specifico, la città di Milano, in cui l’importo dello stipendio medio annuale sarebbe pari a 34.508 euro.
In fondo alla classifica, troviamo Medio Campidano, in Sardegna, e le città di Crotone e Messina, rispettivamente in Calabria e in Sicilia, che si attestano tutte al di sotto dei 23.000 euro, confermando, in sostanza, che il meridione del paese non è flagellato solo da minori possibilità occupazionali, ma anche da stipendi che abbassano sensibilmente la media nazionale.

Il divario degli stipendi è solo uno dei problemi che affliggono le regioni del sud, ma rappresenta bene le secolari differenze che impediscono alla parte meridionale del paese di mettersi al passo con il settentrione. Buste paga più esigue equivalgono a minori consumi, in un circolo vizioso che rende difficile la vita delle imprese commerciali, riducendo conseguenzialmente la possibilità di creare nuovi posti di lavoro.
Incentivi fiscali e decisi investimenti da parte dello Stato potrebbero essere tra gli strumenti utili per colmare questa discrepanza, sebbene, ovviamente, questa problematica dalla radici profonde richieda interventi strutturali e non certo cure occasionali per mascherare i sintomi della malattia.


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