Le possibili Olimpiadi di Roma non sono l’attuale problema della Capitale

Olimpiadi di Roma? Ai candidati sindaco noi giornalisti dovremmo fare altre domande e non chiedere dei giochi a cinque cerchi del 2024, quando potremmo avere a che fare ancora con un nuovo sindaco

Il simbolo dei Giochi Olimpici

Alcune volte è anche colpa di noi giornalisti, che poniamo le domande sbagliate, domande che non possono e non dovrebbero avere risposta visto che niente ancora è stato deciso sull’argomento. Quella su cosa ne pensano i candidati sindaci sulle possibili Olimpiadi di Roma in primis. Di fatto, la probabilità che i giochi del 2024 si svolgano in Italia è subordinata alla decisione del Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, agli investimenti necessari alla loro ricezione e a ragioni di opportunità. Per quanto mi riguarda, queste ultime non dovrebbero muovere in tal senso Roma a considerare in concreto la sua possibile candidatura e ne il Cio ad accettarla. Roma ha ben altri problemi, ripeto: smaltimento dei rifiuti, viabilità e trasporto pubblico, tre problemi, tre, che se non risolti non le permetterebbero di recepire un evento di tale portata come le Olimpiadi. Virginia Raggi (M5S) ha detto che a Roma ci siamo abituati alle emergenze, lasciando intendere come a Roma manchi la pianificazione, la visione di lungo periodo. Il fatto che un cambio di rotta sia necessario è indubbio, allora, ma i giochi a cinque cerchi non devono essere la scusa per il cambiamento.

Gli interventi vanno fatti – Olimpiadi di Roma o no, la Capitale ha bisogno di una svolta e di tornare città all’altezza delle altre capitali europee. Su Roma si deve intervenire a prescindere, cari sindaci, a prescindere se il circo olimpico abbia voglia o meno di farsi una gita dalle nostre parti. Ammesso e non concesso la fattibilità dell’opera in termini attuali, il comune di Roma, in conto debiti, deve ancora liquidare i terreni espropriati per le Olimpiadi del 1960; sì, il comune di Roma ha debiti vecchi di quasi 60 anni.

Spostare le Olimpiadi – Sarà stato un lapsus freudiano, ma Paola Taverna (M5S) dovrebbe sapere che le Olimpiadi non sono un evento da poter postdatare, non fosse altro perché si svolgono in un periodo specifico proprio per armonizzare al meglio la sua caratteristica multidisciplinare di più sport che si incontrano in un unico evento. E se pensa che per Roma si possa fare uno strappo alla regola, sbaglia. Senza contare che se i giochi iniziano di solito ad agosto, quanto mai potrebbero essere posticipati? non so, io propongo dicembre, che ne dite? magari con i romani in ferie, qualcuno potrebbe pure pensare di farcela. Sicuramente è stato un lapsus freudiano, ripeto, ma decidere di posticipare le olimpiadi fa tanto ridere. Diciamo pure tenerezza. “A Roma un complotto per farci vincere”? Io direi che questo è più che altro (auto)sabotaggio. Se ciò non bastasse, sarebbe il caso di prendere una posizione netta sulla questione Olimpiadi di Roma, pur non essendo come più volte ribadito fondamentale per le sorti della Capitale. Sì o no? Nì non è una risposta, signora Virginia Raggi.

“Chiederò al Cio di spostare le Olimpiadi al 2047” – È stata la risposta guascona del candidato Pd a sindaco di Roma Roberto Giachetti, forte dell’autogoal di Paola Taverna – almeno nel senso stretto della costruzione sintattica di cui sopra – che se ci sta nel gioco della politica, non smuove di un millimetro la questione sul fatto che Roma non può – secondo il mio personalissimo parere – ospitare i giochi. Quello che ha detto il candidato democratico strappa di certo un sorriso, ma lascia il problema irrisolto. Senza contare che lo studio di fattibilità del nuovo stadio della Roma è ancora su carta e il massimo che si è potuto fare e dargli un tono con un plastico in scala. Ed è un’opera, una singola opera. Senza dimenticare i mondiali di nuoto e la famosa vela di Calatrava di Tor Vergata trasformatasi in ecomostro. Qualcuno, come Giorgia Meloni (An-FdI) ha proposto di utilizzare strutture in essere e contenere i costi, riciclare quanto di buono rimasto dal 1960 con pochi interventi mirati dove necessario, riqualificando magari lo stadio Flaminio e il Foro Italico. Bene, ottimo, ma c’è una domanda: dove li prendiamo i soldi? Con 14 miliardi di debito e 13 miliardi (in questo articolo de Il Fatto Quotidiano la specifica dei costi) necessari per la messa in opera di tutti i cantieri necessari per le Olimpiadi, i margini di fattibilità non sembrano proprio esserci.

No alle Olimpiadi di Roma – Non me ne vogliano gli appassionati di sport, però Roma deve essere restituita prima ai romani. Prima di poter correre la maratona – lasciatemi usare questo paragone – il primo obiettivo è riuscire a correre i 5 km senza arrivare con la lingua di fuori al traguardo. Oppure non finire per niente la corsa.

 

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