Il calendario romano, quando Marzo era il primo mese dell’anno e Febbraio l’ultimo

La collocazione dei mesi nel calendario romano non è stata sempre la stessa e c'è stato un tempo in cui Febbraio era fra questi addirittura l'ultimo di 12.

Giulio Cesare, ucciso secondo il calendario romano nel mese di marzo

Il calendario romano ha subito nel corso del tempo numerosi cambiamenti e in un precedente articolo, vi avevo raccontato di come ne esistano di numerosi e di come forniscano informazioni interessanti legati alla tradizione degli antichi romani.

A partire dalla suddivisione dell’anno in soli dieci mesi e alla singola durata degli stessi, sono molte le caratteristiche peculiari del calendario romano. In questo contesto, Marzo era il primo mese dell’anno, che sotto il regno di Romolo i mesi potevano durare 20 o 35 giorni e che fu invece Numa Pompilio a riordinarli in base al corso del sole e della luna per infine ripartirlo in 12 mesi con l’aggiunta di Gennaio e Febbraio.

Ma il calendario romano era lungi dall’essere perfetto, seppur più lungo rispetto alla durata iniziale di soli dieci mesi: l’anno lunare e l’anno solare portavano una differenza di 11 giorni e allora Numa decise di eliminare da ciascun anno dai 5 ai 6 giorni, formando con tale disavanzo un mese fatto di soli 22. Il mese in questione fu chiamato Mercidino e si intercalava agli altri un anno sì e un anno no.

Non tutti gli storici dell’antichità però sono d’accordo con tale versione – vedi Plutarco -, soprattutto per quanto riguarda la durata dell’anno quando questo era di 10 mesi. La prova risiederebbe nel nome di Luglio, Quintile – traducibile come quinto dell’anno – il quale non prova che Dicembre sia stato sempre l’ultimo.

Gennaio e Febbraio sarebbe quindi esistiti in tempi più antichi, allora, addirittura sotto Romolo. Differente spiegazione, al contrario, potrebbe essere che Numa li antepose semplicemente a Marzo, facendo iniziare l’anno del calendario romano da Gennaio.

Ovidio del resto sembra darne conferma nel secondo capitolo dei Fasti, dove afferma che il mese di Febbraio fu eletto da Numa estremo mese dell’anno e che, una volta invertito l’ordine dai Dicemviri, venne spostato al secondo posto. Ipotesi resa ancor più plausibile da Varrone e Festo e dal termine latino che da origine al nome stesso del mese. Februare significa ‘purificare’ e februa era tutto ciò che veniva adibito a quello scopo: februata è infatti era l’oggetto destinato alla purificazione e februarius il tempo necessario a tale scopo. E tali cerimonie si svolgevano proprio alle porte del nuovo anno.

Se ciò non bastasse, il culto in questione si prestava ai Mani e si perpetrava per una serie di giorni senza interruzione. Iniziava prima dei Lupercali e cessava con le terminali, così chiamate perché ivi finiva l’anno e perché, con l’avvento del mese intercalare, si toglievano quei cinque o sei giorni che seguivano subito dopo.

Senza contare che sappiamo, grazie a Tito Livio (XLIII, 13, XLV, 44) che nel periodo compreso fra il 582 e 584 dopo la festa del Dio Termine, vi furono le calende intercalari. La consuetudine di inserire Mercidino dopo Febbraio, allora, è ulteriore conferma che sia stato davvero un tempo l’ultimo dei dodici.

 


1 COMMENTO

  1. […] scelta di far partire i riti dal mese di Marzo, inoltre, è collegato al significato di rinascita questo mese aveva per i romani: esso infatti era […]

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