Anamorfosi del convento di Trinità dei Monti e la prospettiva di Dio

L'anamorfosi del convento di Trinità dei Monti è un miscuglio fra arte e prospettiva ed esempio di come la scienza può rafforzare il significato della fede.

Anamorfismi del convento di Trinità dei Monti - San Francesco da Paola

L’anamorfosi del convento di Trinità dei Monti è un miscuglio fra arte e prospettiva geometrica. Realizzata da Emmanuel Maignan e Jean Francois Niceron intorno alla metà del diciassettesimo secolo,  l’opera si trova al primo piano della sede della comunità del Sacro Cuore e delle Fraternità Monastica di Gerusalemme di Roma, a due passi da piazza di Spagna.

Gli anamorfismi del convento di Trinità dei Monti adornano i corridoi est e ovest dell’edificio, separati a sud da un astrolabio catottrico, un particolare tipo di orologio solare con quadrante riflettente. L’orologio fu realizzato dallo stesso Maignan (InStoria).

Ma cosa significa anamorfosi? Anamorfosi (dal greco dal greco anamórphosis, “ricostruzione della forma”), è quella tecnica per cui un’immagine se vista da vicino appare distorta, mentre più ci si allontana assume senso compiuto quando il punto di osservazione diventa sempre più inclinato rispetto al soggetto.

Fra gli anamorfismi del convento di Trinità dei Monti, quello ad aver conservato maggiormente la sua integrità è senza dubbio quello disposto sul lato ovest e lungo 6 metri, realizzato da Emmanuel Maignan, studioso di gnomonica e insegnante di matematica al convento dei Minimi di Roma.

L’opera offre due punti di osservazione a dir poco interessanti, uno perpendicolare e uno trasversale. Nel primo caso, il dipinto ai nostri occhi si presenta alla stregua di un paesaggio costiero, con una barca a vele e un piccolo porto verso cui essa è diretta. Ma non è finita: poco più in là, infatti, è visibile inoltre la figura di San Francesco da Paola e di un suo confratello durante il passaggio dalle coste calabresi a quelle siciliane.

Ma i particolari che appaiono microscopici, in realtà sono elementi di una scena molto più vasta, che però può essere colta solo se si cambia punto di osservazione da perpendicolare a trasversale. È il prodigio della tecnica dell’anamorfismo: le linee sinuose del mare e della costa allontanandoci si trasformano nei lineamenti di San Francesco da Paolo; non siamo più di fronte a un paesaggio ma al suo ritratto.

Il prodigio dell’anamorfismo del convento di Trinità dei Monti è ancor più stupefacente, inoltre, se si pensa che l’immagine di San Francesco da Paola può essere osservata trasversalmente da entrambi i lati del corridoio.

Sorte più sfortunata ha avuto la anamorfosi di Niceron dal titolo l’Apocalisse dell’Isola di Patmon, che a dispetto dell’altra non si è riusciti a conservare integralmente colpa alcuni strati di calce stesi durante l’occupazione napoleonica per presunte questioni igienico sanitarie (InStoria).

Un recente restauro del 2009 ha permesso però all’anamorfosi di Niceron di tornare in parte alla luce. La vivacità dei suoi colori la rende fra le due anamorfosi del convento di Trinità dei Monti quella dotata di maggior luminosità a fronte della sua estensione di 20 metri che abbraccia tutto il corridoio.

 

In questo caso, il punto di vista perpendicolare ci pone di fronte a un paesaggio che richiama all’isola di Patmon, mentre quello trasversale la figura di San Giovanni impegnato nella stesura dell’Apocalisse sotto lo sguardo attento di una civetta, simbolo di sapienza. Il restauro, per quanto complesso, ha permesso infine di riportare alla luce un’iscrizione greca che recita “L’apocalisse dell’ottica è testimone oculare dell’Apocalisse”. Perché la scienza è al servizio della fede e non sua nemica.

 

 

 

 

 

 

 

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