La finta cupola della chiesa di Sant’Ignazio realizzata da Andrea Pozzo

La finta cupola di Sant'Ignazio è, al pari degli anamorfismi del convento di Trinità dei Monti, altro fantastico esempio di giochi prospettici. Scopriamola insieme.

Di Tango7174 - Opera propria, GFDL, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12103867
La finta cupola di Sant'Ignazio in una prospettiva dal basso

La finta cupola di Sant’Ignazio realizzata da Andrea Pozzo intorno al 1630 è, al pari degli anamorfismi del convento di Trinità dei Monti, altro esempio di magia prospettica.

In questo contesto, la finta cupola di Sant’Ignazio è solo un’illusione ottica. Inizialmente infatti la il progetto della chiesa prevedeva l’architettura di una vera cupola che però non fu mai realizzata.

Andrea Pozzo, chiamato a coprire fra le altre cose quell’enorme mancanza, usò la tecnica del cosiddetto trompe-l’oeil (l’inganno dell’occhio), un genere pittorico che, attraverso espedienti, induce nell’osservatore l’illusione di stare osservando oggetti reali e tridimensionali, seppur in realtà dipinti su una superficie bidimensionale (wikipedia).

In altri termini, un oggetto in realtà bidimensionale viene percepito con se fosse tridimensionale, ingannando l’occhio e convincendolo dell’esistenza di una cosa che in realtà non c’è.

Del resto, l’artificio del trompe-l’oeil attraverso una rappresentazione il più possibile realistica ha proprio l’obiettivo di far sparire la parte su cui posa il soggetto, cambiando la nostra percezione visiva della profondità su cui questo è disposto.

La tecnica di derivazione barocca utilizzata dal Pozzi è tanto più sorprendente tanto più se si pensa che essa è spesso abbinata a quella del chiaroscuro, quando invece il pittore ha fatto del colore il perno centrale della sua rappresentazione.

L’effetto della finta cupola di Sant’Ignazio fu ottenuto da Andrea Pozzo attraverso quattro colonne fittizie disposte su una superficie concava. Eppure, i giochi prospettici che si possono ammirare in questa chiesa però non si limitano a quelli inerenti la cupola di Sant’Ignazio, naturalmente.

Tra le quadrature di Andrea Pozzo particolare menzione merita infatti quella all’altezza di un disco dorato disposto a terra lungo la navata centrale, il quale permetto di ammirare la simulazione prospettica di un secondo tempio sovrapposto alla chiesa. Il gioco di colonne fittizie raggiunge quindi il suo apice proprio all’interno della finta cupola di Sant’Ignazio, dove è possibile riconoscere la gloria del santo che dal il nome all’artificio pittorico ma soprattutto alla chiesa.

C’è da chiedersi come mai la finta cupola di sant’Ignazio non fu mai realizzata e si dovette ricorrere all’artificio prospettivo in questione? Da questo punto di vista le possibili risposte sarebbero riferiscono gli studiosi: la prima è che non ci fosse abbastanza denaro per realizzarla; la seconda che furono proprio gli abitanti a opporsi alla sua realizzazione perché un’opera così grande avrebbe tolto luce alle loro abitazioni.

Ammesso quale sia la verità, la finta cupola di Sant’Ignazio è fra le migliori espressioni dell’arte barocca della Capitale ed ennesima sfida ai sensi e alla nostra capacità di percepire lo spazio circostante.

 

 

 

 

 

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