La porta magica di Villa Palombara e la leggenda della pietra filosofale

La porta magica di villa Palombara e la leggenda dei suoi poteri esoterici potrebbero essere stati ispirati dalle fiabe dei Fratelli Grimm?

La porta magica di villa Palombara protetta da due statue del dio Bes

Di tutt’altra natura è invece la storia della porta magica di Villa Palombara posta sull’Esquilino. La sua fama deriva infatti da un presunto potere esoterico cui si accederebbe interpretandone i simboli che vi sono incisi sopra e alla presenza delle due statue raffiguranti il dio egizio Bes.

La leggenda a essa legata è stata raccontata per la prima volta da Francesco Girolami Cancellieri, un pellegrino che soggiorno una notte all’interno della villa. L’erudito secondo fonti ben informate non era altro che in realtà l’alchimista Francesco Giuseppe Borri.

Questi alla ricerca di una misteriosa erba all’interno dei giardini della villa fu visto scomparire attraverso la porta, lasciando dietro di sé alcune pagliuzze d’oro. Queste pagliuzze, sempre secondo la leggenda, non erano altro che il risultato di un esperimento alchemico riportato su una carta contenente dei simboli esoterici. Alternativamente, inoltre, si ritiene che la pergamena con la formula capace di trasformare in oro qualsiasi oggetto, non fosse altro che quella della pietra filosofale.

Il marchese, in virtù della possibilità di trovarsi di fronte a questo prodigio, decise di far incidere tali simboli enigmatici sulle cinque porte della sua villa e sui muri della magione sperando che un giorno non troppo lontano, qualcuno sarebbe stato in grado di decifrarli.

Oggi di quelle cinque porte ne rimane solo una. Per quanto concerne i riferimenti storici, quei simboli sarebbero attribuibili al manuale alchemico di Voynich, a sua volta appartenuto a numerosi componenti del circolo alchemico di Villa Palombara.

Il testo faceva parte della collezione di manoscritti di Rodolfo II di Boemia e donati da Cristina Alessandra di Svezia al suo libraio di fiducia Isaac Vossius. In seguito, il manuale sarebbe stato utilizzato dall’erudito Athanasius Kircher all’interno della scuola gesuita in cui questo insegnò frequentata proprio dal Borri.

La porta magica di <b>Villa Palombara</b> e la leggenda della pietra filosofale
Tremotino

La storia così raccontata è suggestiva e lo è ancora di più se si pensa ad alcune leggende o fiabe raccolte dai fratelli Grimm, fra tutte quella di Tremotino, personaggio assai ambiguo, in grado di trasformare guarda caso proprio la paglia in oro. Fu infatti tramutandola in oro Tremotino aiutò la figlia di un mugnaio a salvarsi dalla collera del re, al quale aveva promesso che avrebbe effettuato il prodigio se non l’avesse uccisa.

Di seguito la trama della fiaba:

A un mugnaio con una bellissima figlia capitò un giorno di parlare con il re e, per darsi delle arie, gli raccontò, mentendo, che sua figlia sapeva trasformare la paglia in fili d’oro. Incuriosito, il re ordinò di portarla da lui. Questo la fece entrare in una stanza piena di paglia, e le ordinò di trasformarla in oro entro il giorno seguente, altrimenti sarebbe stata punita con la morte. La ragazza, non sapendo come fare, era disperata; quando, a un tratto, la porticina della soffitta si aprì e ne scese un nano che le chiese come mai fosse così triste. La bellissima figlia gli raccontò tutto, ed egli le chiese che cosa gli avrebbe dato in cambio d’aiuto. La fanciulla gli diede la sua collana e l’omino accettò e si mise al lavoro. Alla mattina il re vedendo tutta la paglia trasformata in fili d’oro, decise di portare la ragazza in una stanza più grande. L’ometto ritornò e questa volta la ragazza gli regalò il suo anello. Il giorno successivo il re, non ancora soddisfatto, la rinchiuse in una stanza ancora più grande, ma questa volta la giovane non sapeva che cosa dare in cambio al nano, così lui le chiese il suo primogenito. La ragazza disperata accettò, sperando che il nano si sarebbe dimenticato del patto. Infine il re la sposò e nacque un bambino. Il nano, che non aveva dimenticato il patto, impietosito dai pianti della regina, le diede tre giorni per scoprire il suo nome, in cambio del primogenito. Ella le provò tutte, mandò a cercare i nomi più strani ma nessuno era quello giusto. Poi l’ultimo giorno, un messo che aveva mandato in giro le disse che, su tra le montagne, aveva visto un piccolo nano che saltava intorno al fuoco cantando:

”Oggi fo il pane, la birra domani, e il meglio per me è aver per domani il figlio del re. Nessun lo sa, e questo è il sopraffino, Ch’io porto il nome di Tremotino!”.

Così alla fine del terzo giorno, la fanciulla chiese al nano se Tremotino fosse il suo nome, e lui, nell’edizione del 1812 dei racconti dei fratelli Grimm, sconvolto “scappò con rabbia, e non tornò più”. Il finale è stato rivisto in un’edizione definitiva del 1857 con un finale più raccapricciante in cui Tremotino “nella sua rabbia spinse a fondo nella terra il piede destro che affondò fino alla cintola, poi nella sua collera afferrò il piede sinistro con entrambe le mani e si spezzò in due”. Altre versioni vedono Tremotino infilare il piede destro a fondo nel terreno e creare un abisso dove cade dentro, per non essere visto. Nella versione orale originariamente raccolta dai fratelli Grimm, Tremotino vola fuori dalla finestra su un mestolo da cucina (Heidi Anne Heiner).

 

 

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