1934: arriva l’azzurro-Italia, è subito leggenda


1934: arriva l’azzurro-Italia, è subito leggenda


Roma, 10 giugno 1934: Italia-Cecoslovacchia 2-1. Le leggenda azzurra spicca il volo: vittoria ai supplementari, in rimonta coi gol di Orsi e Schiavio, il ct Pozzo, il Balilla Meazza e lo Stadio Nazionale della capitale che è il centro delll’entusiasmo nazionale. Conta anche il fattore-campo, l’Italia è il Paese ospitante di un Mondiale che “si doveva vincere” pur non essendo la Nazionale favorita, favorita anche da certi arbitraggi, si disse all’epoca. Ma il fattore-campo, in tal senso, è sempre stato la costante di grandi eventi. Ieri e oggi.SVEZIA, UN “FAVORE” PAGATO A CARO PREZZOLa Nazionale svedese, o meglio: la Federcalcio svedese, conta assai nel destino azzurro. Oggi come 84 anni fa. All’epoca, la Fifa aveva scelto l’Europa come sede del secondo mondiale (alternanza Sudamerica/Europa). Le candidature erano due: l’Italia, che lo voleva fortemente per celebrare la sua voglia di rinascita, e la Svezia. Al momento decisivo, gli svedesi si fecero da parte, e non fu necessario scegliere: l’Italia aveva in pugno il suo mondiale. Oggi sappiamo com’è andata sul campo verso Russia 2018 e quel “favore” -chissà- lo abbiamo amaramente restituito: loro ai Mondiali noi a casa, cogliendo al volo il “non dono” della temutissima apocalisse.RIPICCA… CELESTETrentadue le Nazionali iscritte al Mondiale. Un turno preliminare obbligato, per arrivare alle 16 previste per la fase finale. E un’assenza illustre, quella dell’Uruguay, campione in carica. La Nazionale celeste si rifiutò di partecipare. Motivo? Lo stesso che aveva spinto alcune Nazionali europee, tra cui l’Italia, a rinunciare nel 1930 alla trasferta in Uruguay: spese elevate, viaggio disagevole. E una realtà diversa: col sapore di ripicca, considerato che ai Mondiali italiani parteciparono Brasile, Argentina (seppure con una formazione di secondo livello) e Stati Uniti. E poi niente ancora dalle quattro sorelle britanniche, sempre chiuse nel loro esclusivo mondo del Pallone, pur con qualche incrinatura che affiorava.DUE PARTITE IN 24 ORE: ALLORA SI POTEVALa fase finale, in otto città. Niente gironi, subito eliminazione diretta: ottavi, quarti, semifinali e finale. Per l’Italia il facile 7-1 agli Stati Uniti, i problemi seri per venire a capo della Spagna, con la prima partita del 31 maggio finita 1-1 dopo i supplementari e la ripetizione il giorno dopo (sì, il giorno dopo: allora era possibile!) con l’1-0 siglato da Meazza e l’assenza, fra gli iberici, del mitico portiere Zamora che si era infortunato 24 ore prima. La “papera” del suo sostituto Nogues sul gol di Meazza risultò decisiva. La semifinale durissima contro i maestri austriaci (1-0) e la faticaccia del 2-1 contro la Cecoslovacchia: solo a 10 minuti dalla fine il gol dell’1-1 di Orsi, il supplemento di partita e la rete decisiva di Schiavio al 5′ del primo tempo supplementare.IL METODO DEL CT POZZOLa Piramide Celeste (e del calcio sudamericano) evita il confronto col calcio europeo: Uruguay assente, Argentina e Brasile fuori dopo gli ottavi. Fa la sua comparsa, al Mondiale, il WM o Sistema, simbolo del calcio danubiano e di ispirazione anglosassone. E’ un gioco che predilige geometrie e finezze, e che va a scontrarsi -perdendolo- il confronto col Metodo che Vittorio Pozzo -per capire- adotta per la Nazionale italiana. Pozzo è un finissimo studioso di tattica e la nuova regola del fuorigioco (due giocatori e non più tre fra l’ultimo attaccante e la porta avversaria) rende meno agevoli le trame di gioco offensive. Con due terzini addetti a spazzare l’area, due mediani laterali, il centromediano perno di tutto il gioco e tre attaccanti quel Metodo risulta lo schema vincente di un’Italia destinata a dominare.LE STELLE E IL PREMIO… MONDIALEL’eroe della finale è Angelo Schiavio. Un calciatore prestato agli studi di Ragioneria, per i quali meditava di lasciare il Pallone, e poi tornato all’origine della sua passione con un curriculum tutto nel Bologna (4 scudetti), 348 partite e 242 gol, dieci anni di azzurro, Giuseppe “Pepin” Meazza, forse (senza forse) il più grande calciatore della storia del calcio italiano, così come

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