Tempo di CHET – la versione di Chet Baker al Cinema Teatro Walter Mac Mazzieri 11 febbraio 2020


Lo spettacolo scritto da Leo Muscato e Laura Perini sul noto trombettista americano con musiche originali di Paolo Fresu suonate dal vivo è in cartellone martedì prossimo 11 febbraio per la Stagione curata da ATER FONDAZIONE Circuito Multidisciplinare Regionale

Se la parola si fonde con il jazz: Paolo Fresu e una nutrita compagnia di attori raccontano il celeberrimo trombettista Chet Baker e il suo tempo. Con Tempo di CHET – La versione di Chet Baker scritto da Leo Muscato e Laura Perini e diretto dallo stesso Muscato con le musiche originali di Paolo Fresu prosegue martedì prossimo 11 febbraio 2020 alle ore 21.00 la Stagione Teatrale 2019/2020 del Cinema Teatro Walter Mac Mazzieri di Pavullo nel Frignano, curata per il quinto anno consecutivo da ATER FONDAZIONE, Circuito Regionale Multidisciplinare.

Paolo Fresu alla tromba e al flicorno, Dino Rubino al piano, Marco Bardoscia al contrabbasso sono le voci evocative di un cast d’eccellenza composto da Alessandro Averone, Rufin Doh, Paolo Li Volsi, Debora Mancini, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Graziano Piazza e Laura Pozone. Le scene sono di Andrea Belli, i costumi di Silvia Aymonino, il disegno luci di Alessandro Verazzi. Una produzione Teatro Stabile di Bolzano. Biglietti da 19 euro a 11 euro. Lo spettacolo è audiodescritto per non vedenti e ipovedenti a cura del Centro ‘Diego Fabbri’ di Forlì.

Tempo di CHET. La versione di Chet Baker è la produzione del Teatro Stabile di Bolzano nata dalla fusione e dalla sovrapposizione tra scrittura drammaturgica di Leo Muscato e Laura Perini e partitura musicale curata e interpretata dal vivo da Paolo Fresu. Diretto da Muscato, lo spettacolo fa rivivere uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento in un flusso organico di parole, immagini e musica che rievocano lo stile lirico e intimista di questo jazzista tanto maledetto quanto leggendario. La regia di Muscato modula l’incessante oscillare tra passato e presente che fa affiorare fatti ed episodi disseminati lungo l’arco dell’esistenza di Chet Baker, da quando bambino suo padre gli regalò la prima tromba, fino al momento prima di volare giù dalla finestra di un albergo di Amsterdam.

«Ogni apparizione apre il sipario su una fase della vita dell’artista, che ha passato molti periodi lavorando e vivendo in vari luoghi d’Italia, facendo emergere anche il sapore di epoche diverse, di differenti contesti socioculturali e visioni del mondo. Si delinea la figura del grande trombettista, che fra sogni, incertezze, eccessi ha segnato una delle pagine più importanti della storia della musica» commenta il regista.

«Se la sua vita e la sua morte sono ancora oggi avvolte dal mistero, la sua musica è straordinariamente limpida, logica e trasparente, forse una delle più razionali e architettonicamente perfette della storia del jazz – riflette Fresu – Ci si chiede dunque come mai la complessità dell’uomo e il suo apparente disordine abbiano potuto esprimersi in musica attraverso un rigore formale così logico e preciso».

La colonna sonora dell’opera teatrale composta da Paolo Fresu e interpretata assieme a Dino Rubino (pianoforte) e Marco Bardoscia (contrabbasso) è anche un disco, di cui Fresu ha curato la produzione artistica ed esecutiva per la Tǔk Music.

Note al testo di Leo Muscato e Laura Perini

Un jazz club. Un uomo completamente arreso è seduto al bar. Si guarda attorno, sembra cercare qualcosa, o solo accertarsi che il vuoto sia tutto lì, rassicurante e definitivo. È Chet Baker. Una musica gentile e insistente che lui conosce bene, lo avvolge come dentro a una bolla sospesa. Da luoghi dimenticati nel tempo, affiorano persone che aprono sipari. Sono i genitori, le amanti, gli amici della giovinezza, i colleghi musicisti, i critici musicali. Ricordano momenti, li rivivono. Lui ascolta da distanze siderali; ogni tanto è chiamato a reinterpretare se stesso, senza potersi esimere. In un’altalena di passato-presente emergono fatti ed episodi disseminati lungo l’arco della sua esistenza. Nasce nell’Oklahoma delle tempeste di polvere; il crollo del ’29 risuona ancora nella testa del padre alcolizzato che trasferisce la famiglia sulla West Coast a caccia di nuovi inizi; ma perde lavori uno dopo l’altro, e sfoga le sue frustrazioni su moglie e figlio.

Ragazzino, Chet Baker salta sulle scogliere delle coste californiane a precipizio sull’oceano per lasciarsi tutto alle spalle: il jazz è la via di fuga, il sogno d’una vita diversa. Ha un talento raro, che fa il paio con una bellezza fuori del comune. Il mito di Chet Baker si compone alla velocità della luce: è quello dannato di chi cammina di lato, rasente i muri, schiva la normalità e assaggia gli eccessi. L’eroina diventa una consolazione quasi mistica. La sua parabola è consueta e ha i lineamenti dell’ascesa e caduta di un mito: il successo, le copertine, le donne pescate dal mazzo come carte da gioco, i figli. Poi un atto dovuto, come pegno da restituire per tanta fortuna insperata, per i colpi violenti prevedibili (l’andirivieni dalle carceri, i processi, l’estradizione da mezza Europa), e per quelli che precipitano addosso inattesi, (il talento che sembra andare in fumo, una morte che non t’aspetti). E la vita presenta il conto.

Non è stato facile avere a che fare con Chet Baker. Neanche per Chet Baker è stato facile avere a che fare con se stesso. Le persone che a lui sono state legate nel corso della vita a diverso grado e titolo d’intimità, ora sembrano intervenire per ricordare proprio questo. Ognuno di loro è il portatore sano d’un pezzetto di verità, la propria, e tutti insieme formano un coro. Ne emerge un collage di punti di vista che offre una visione multi sfaccettata dell’esperienza umana di Chet Baker. Eppure questo coro, proprio a dispetto della sua natura drammaturgica uniformata di sguardo degli altri, sembra non riuscire a restituire i contorni di un’ulteriore verità, quella che attiene al senso ultimo di un’esistenza. Perché il mistero della vita di un uomo, non si riesce a cogliere neanche osservando la giostra delle sue vicende umane. E questo vale sicuramente per Chet Baker, uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento, e per la sua musica: «Il grido più struggente del ventesimo secolo».

Prossimo appuntamento: lo spettacolo di prosa La donna leopardo diretto da Michela Cescon tratto dall’omonimo romanzo postumo di Alberto Moravia , in cartellone martedì 25 febbraio alle ore 21.

Informazioni: tel. 0536/304034 – info@cinemateatromacmazzieri.itwww.cinemateatromacmazzieri.it

L’articolo Tempo di CHET – la versione di Chet Baker al Cinema Teatro Walter Mac Mazzieri 11 febbraio 2020 proviene da Viva il teatro.



Fonte:Viva il teatro

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here