Operai “volontari” e autocertificazioni: il bluff delle fabbriche già riaperte


Operai “volontari” e autocertificazioni: il bluff delle fabbriche già riaperte


Fabbriche aperte da settimane non per crisi di liquidità, ma per inseguire il modello produttivo del lombardo-veneto-emiliano e non perdere la fetta di mercato, anzi, anticipare la concorrenza. E così si reclutano operai “volontari” con i protocolli di sicurezza non ancora ultimati. La precarietà economica e occupazionale in cui versano migliaia di lavoratori e famiglie è il lasciapassare per reclutare operai, chiamati “volontari”, perché “ricattabili” suona male: è in nome della loro salute e dignità che le Prefetture devono creare task force, luoghi terzi, in cui siano anche altri, competenti estranei, a valutare l’agibilità e l’apertura in sicurezza delle fabbriche, non solo rappresentanze esattoriali e sindacali.
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Fabbriche aperte da settimane non per crisi di liquidità, ma per inseguire il modello produttivo del lombardo-veneto-emiliano e non perdere la fetta di mercato, anzi, anticipare la concorrenza. E così si reclutano operai “volontari” con i protocolli di sicurezza non ancora ultimati. La precarietà economica e occupazionale in cui versano migliaia di lavoratori e famiglie è il lasciapassare per reclutare operai, chiamati “volontari”, perché “ricattabili” suona male: è in nome della loro salute e dignità che le Prefetture devono creare task force, luoghi terzi, in cui siano anche altri, competenti estranei, a valutare l’agibilità e l’apertura in sicurezza delle fabbriche, non solo rappresentanze esattoriali e sindacali.
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